Ho letto del frigorifero per umani. Soprattutto ho visto le foto. Vi prego di recuperarle, se le avete perse: guardatele con attenzione. È lì che stiamo andando tutti: a vivere in un frigorifero. Non sta per succedere, non sono tesi apocalittiche: è la realtà. Naturalmente si sono attrezzati per primi i giapponesi. Vado a leggere la scheda del prossimo oggetto di prima necessità, nel tempo presente, interessante industria di sicura ascesa al pari dei sistemi d’allarme, videocamere, porte blindate interne. Quelle esterne certo ma, dico, anche quella del bagno.

La scheda. È una cabina di raffreddamento chiamata Do Hiemon Box in acciaio inossidabile, alta 2 metri e 10 centimetri. La temperatura interna è di 15 gradi centigradi, con un gettito d’aria a 5 gradi regolabile secondo tre impostazioni: soffia su testa, spalle, schiena. È concepita per sedercisi dentro. Dopo 20 minuti il frigo si spegne per evitare che il corpo si raffreddi eccessivamente: è un attimo infatti passare alla crioconservazione, che a ben pensarci potrebbe essere anche un esito volontario.

Il frigorifero per umani è per ora concepito come «fonte momentanea di sollievo per chi lavora in ambienti caldi», e già questo farebbe ridere se non fosse tragico. Tutti gli ambienti, se non refrigerati, sono caldi. Roventi. Ma certo se lavori ad asfaltare una strada d’agosto, in un cantiere, se sei costretto a prestare servizio in un luogo privo di aria condizionata rischi, oggettivamente, il colpo apoplettico. Quindi: breve sosta in frigorifero.