Ricorda il sorriso del bimbo che non si staccava dalle sue braccia, le attese in ospedale, poi l’ansia per il trapianto. Poi la tragedia rimasta sepolta dietro una cortina di non detto, fino al processo che ora attende il momento cruciale. Quello dell’udienza dinanzi a un giudice, della convocazione delle parti. E lei - che suo malgrado è diventata una sorta di eroina della resistenza e del coraggio - lo ha scandito ancora una volta ieri mattina: «Io e mio marito non vediamo l’ora di entrare in aula, di incrociare lo sguardo degli imputati. Ora è forte la sete di giustizia, che ci fa andare avanti nonostante il dolore che ci portiamo dentro». A parlare così è Patrizia Mercolino, mamma di Domenico Caliendo, il piccolo morto al Monaldi lo scorso febbraio dopo il trapianto di un cuore donato a Bolzano giunto a Napoli in condizioni compromesse. Una storia di cui si è discusso ieri in Parlamento, dove è stato presentato “Un cuore bruciato”, libro scritto da Patrizia Mercolino e dall’avvocato Francesco Petruzzi che assiste i genitori di Domenico, al cospetto del sottosegretario ai rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano.

Il retroscena Ricordate il 23 dicembre scorso? Dall’ospedale alto atesino arriva un organo danneggiato dall’uso di ghiaccio sintetico rabboccato all’interno del contenitore di trasporto. Il cuore bruciato, che viene comunque trapiantato nel piccolo Domenico. È l’inizio di un calvario, con il paziente rimasto in vita grazie all’allacciamento a un macchinario, in uno scenario scandito dal silenzio e dalla mancanza di note ufficiali. Un caso svelato dall’inchiesta del giornalista de Il Mattino Giuseppe Crimaldi, che ha avuto il merito di ricostruire la storia del ghiaccio sintetico e di sollevare l’attenzione nazionale su una possibile catena di errori. E ieri mattina, nella sala conferenze del Parlamento, Patrizia Mercolino ha sottolineato il ruolo del lavoro di inchiesta: «È giusto che la gente sappia quello che abbiamo vissuto e ciò che stiamo vivendo. Sono convinta - aggiunge - che se non avessimo fatto diventare questo caso mediatico, nessuno ne avrebbe saputo niente». Anche per questo «vorrei ringraziare i giornalisti, con i quali abbiamo sempre avuto un bel rapporto, sin dal primo giorno. Ci hanno aiutato, si sono immedesimati nel nostro dolore. Il loro non era solo lavoro, era come essere tutti una famiglia». In ogni caso, conclude, «Io credo fortemente nella giustizia e sono convinta che questa volta riusciremo ad ottenerla. Ne sono certa». Ma torniamo al dibattito legato alla presentazione del libro sul piccolo guerriero di Nola. Ha spiegato Patrizia Mercolino: «È brutto. È brutto rivedere, ripensare, ma soprattutto scoprire le tante cose successe in quella sala operatoria e tutto ciò che è successo dopo l’intervento, però noi stiamo vivendo perché arrivi il giorno del processo. Perché non vediamo l’ora di guardare negli occhi chi ha fatto tutto questo. E perché dobbiamo ottenere giustizia. Ora la voglia di giustizia è più forte del dolore». L'incontro Il prossimo 11 settembre scade il tempo consentito per la definizione di una maxiperizia sul cuore nativo di Domenico e su quello donato a Bolzano. Non è tutto. Sempre l’undici settembre è attesa la decisione del Riesame nel corso del procedimento per falso culminato nell’interdizione del cardiochirurgo Guido Oppido (12 mesi) e della sua vice Emma Bergonzoni (6 mesi), in relazione ad alcune criticità presenti nella cartella clinica successiva al doppio intervento di espianto-trapianto realizzato a Napoli. Ieri mamma Patrizia ha aggiunto: «Sono molto sincera, io e mio marito aspettiamo il momento dell’inizio del processo, vogliamo vedere se anche loro avranno il coraggio di guardarci negli occhi». Intanto, ieri Patrizia Mercolino ha spedito un messaggio al governatore Roberto Fico, per chiudergli un incontro. Interviene Simonetta Matone, deputata della Lega con un passato da magistrata: «Essere dalla parte dei soggetti fragili significa proteggerli. E questi genitori, cos’altro potevano fare se non affidarsi alle cure dei medici, verso i quali riponevano la massima fiducia? I minori, come i soggetti più deboli, devono essere protetti dalla famiglia, dalle istituzioni e, in questo caso, anche dalla magistratura». Tocca al sottosegretario ai rapporti con il Parlamento Siracusano: «Abbiamo il dovere di comprendere la verità e di accertarla perché vicende tragiche come quella di Domenico non si verifichino più. Dalla verità e dalle responsabilità possiamo capire come agire, individuare le falle del sistema e intervenire. Come tutta l’Italia - afferma Siracusano - io sono rimasta profondamente colpita da questa vicenda. Sono mamma anche io di un bambino dell’età di Domenico e comprendo il dolore di una madre che ha perso un figlio».