Per la tutela dell’ambiente italiano si apre una possibilità che sarà difficile ignorare. Da questo mese l’Agenzia spaziale Asi mette a disposizione i dati raccolti con la costellazione dei satelliti Iride, tra le più grandi esistenti a livello internazionale, per tenere sotto controllo i territori sorvolati. Finora è in orbita la metà dei 68 previsti entro l’anno prossimo, ma si può già cominciare ad utilizzare il bene prezioso che arriva dall’orbita; i dati, appunto. L’impresa è frutto di un significativo investimento (1.200 milioni di euro) deciso dal Governo Draghi grazie al Pnrr mobilitando cinque aziende capofila (Argotec, Ohb, Sitael, ThalesAleniaSpace/Leonardo, D-Orbit) alle cui spalle era attiva una settantina di imprese fornitrici. Tutte insieme hanno portato al risultato sotto la gestione dell’Agenzia europea Esa assieme all’Asi che ora governa l’imponente infrastruttura spaziale. Ma questa è la prima parte della storia.

Ora inizia la seconda, forse più difficile. La costellazione permette un elenco invidiabile di servizi di cui il Paese ha impellente bisogno. Si possono tenere sotto controllo movimenti e consumo del suolo, amministrare le risorse idriche, le foreste, le aree agricole, pianificare il territorio, valutare la qualità dell’aria, monitorare mari e fiumi (inquinamenti) e le condizioni delle coste. Insomma, un elenco di opportunità che ora dovrebbero mobilitare le amministrazioni nazionali, regionali e locali oltre ai vari enti interessati, al fine di utilizzarle, aiutando la prevenzione di disastri ambientali e al miglioramento degli interventi di difesa. Non solo. L’elaborazione delle preziose informazioni favorisce la nascita, accanto alle società esistenti, di startup per i diversi bisogni specifici manifestati dalla Penisola diventando anche una risorsa per l’economia. Le stagioni e i loro cambiamenti portano eventi sempre più estremi che sconvolgono la vita quotidiana, le città e l’ambiente in generale. La costellazione è in orbita; si potrà fingere che non esista?