Dopo ogni emissione, maneggiando fili e trappole esplosive, diceva di aver aiutato il mondo ad essere un luogo più sicuro. E lo ha fatto anche nell’ultimo istante della sua vita. Villar Perosa ha voluto dedicare un monumento agli Alpini caduti in Afghanistan, nella piazza intitolata al sottotenente Mauro Gigli, l’artificiere della brigata Taurinense originario di quella terra di montagna che, nel luglio del 2010, sacrificò la propria vita per salvare quella dei suoi commilitoni. Mentre stava disinnescando un ordigno rudimentale, Mauro Gigli fiutò il pericolo e ordinò ai colleghi di mettersi in salvo. Pochi istanti dopo l’esplosione lo colpì mortalmente. Quel gesto di straordinario coraggio e altruismo gli valse la Medaglia d’oro al valor militare, ma soprattutto lo consegnò per sempre alla memoria di chi ha condiviso con lui il servizio e di un’intera comunità che non ha mai smesso di ricordarlo. Oggi suo figlio Gian Mauro ha scelto di seguire le orme del padre diventando artificiere nel 32° Reggimento Genio di Fossano, raccogliendo un’eredità fatta di coraggio, responsabilità e senso del dovere. Centinaia di persone hanno voluto essere presenti alla commemorazione, stringendosi attorno alla famiglia Gigli e rendendo omaggio a Mauro e ai suoi commilitoni caduti. Tra i momenti più intensi della cerimonia, la lettura del brano tratto dal Diario da Herat pubblicato da La Stampa, scritto dall’allora maggiore Mario Renna, che ha restituito il ricordo di un uomo capace di unire straordinaria professionalità e profonda umanità. «Mauro era perfettamente consapevole della delicatezza ma anche dell’umanità del proprio lavoro», scriveva Renna, ricordando come insegnasse ai bambini delle scuole bosniache a riconoscere gli ordigni per evitare nuove tragedie. Un uomo coraggioso, meticoloso, sempre pronto a condividere la propria esperienza con i giovani genieri alpini che chiamava affettuosamente “i suoi ragazzi”. Quei ragazzi, oggi diventati uomini, continuano a portare con sé il suo insegnamento e il suo esempio, custodendo il testimone che lui ha lasciato