“Gli Stati Uniti un tempo erano un faro per i diritti umani. Non più. Oggi si trovano isolati, al pari di Corea del Nord, Nicaragua, Mali e Russia. E il mondo non li ascolta”. Così gli esponenti della delegazione francese alle Nazioni Unite hanno scritto sul loro account ufficiale, con tanto di hashtag #AmericaAlone. Si tratta dell’ennesimo scontro politico tra l’Eliseo del presidente Emmanuel Macron e la Casa Bianca sotto l’amministrazione di Donald Trump. Stavolta il tema che ha scatenato la reazione francese è stata la contrarietà degli Usa a dare un voto favorevole alla riconferma di Volker Türk come Alto Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite, per altri quattro anni. Alla fine, a favore di Türk sono stati espressi 144 voti contro 10, e si sono registrate 13 astensioni, tra cui quella della delegazione americana.
Tra coloro che hanno reagito con disappunto alle critiche francesi si annovera Mike Waltz, ambasciatore americano all’Onu che sui social ha scritto: “È deludente, anche se non sorprendente, che la Francia cerchi di minimizzare in questo modo il suo vergognoso voto a favore di alcuni dei peggiori violatori dei diritti umani. La Francia ha votato per qualcuno che ha impartito lezioni a democrazie libere e sovrane come gli Stati Uniti, il Regno Unito e Israele, mentre si stringeva ai peggiori oppressori del mondo”. Altro commento al vetriolo è arrivato da Jeff Bartos, rappresentante degli Stati Uniti per la riforma delle Nazioni Unite, che ha indirizzato verso Türk una serie di accuse, rimproverandogli il silenzio, durato 12 giorni, dopo che il regime iraniano aveva avviato la repressione contro i dissidenti.














