Il funzionario dell’Onu ha denunciato in particolare le violenze dei coloni, pur invitando anche i palestinesi a "respingere la violenza in modo inequivocabile", e ha chiesto a Israele "misure immediate ed efficaci" per proteggere le comunità palestinesi e assicurare i responsabili alla giustizia. Il messaggio centrale del suo intervento era uno: questo "rapido deterioramento" non fa che esacerbare una situazione già critica, "lasciando immaginare che un'escalation di più ampia portata sia sempre più probabile a meno che non vengano prese subito misure immediate". Dalla sua visita recente nella Striscia di Gaza, Alakbarov ha riferito condizioni umanitarie "migliorate in parte, ma con progressi ancora troppo lenti": la dignità umana, ha detto, "non può essere condizionale”.La pressione dell’Onu su Israele, per via della situazione in Cisgiordania, resta massima. Lunedì il segretario generale António Guterres aveva espresso "profonda preoccupazione" per l'annuncio israeliano di accelerare il riconoscimento degli avamposti agricoli e di autorizzarne di nuovi, definendolo una "flagrante violazione del diritto internazionale". L'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari Ocha aveva documentato dall'inizio dell'anno oltre 1.330 incidenti legati ai coloni con vittime, danni o entrambi. Dal giovedì precedente almeno otto palestinesi (tra cui un bambino) e due israeliani erano stati uccisi, e almeno dieci famiglie palestinesi sfollate. Le forze israeliane, riferisce Ocha, hanno "stretto le restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi in molte aree della Cisgiordania, impedendo a migliaia di persone di raggiungere servizi essenziali". Nel frattempo, dall'agenzia palestinese Wafa arriva la notizia che a est di Tubas, nei pressi del checkpoint militare di Tayasir, le forze israeliane hanno portato ulteriori case mobili nell'ambito di un piano per un nuovo insediamento coloniale: secondo Mahdi Daraghmeh, capo del consiglio del villaggio di Al-Maleh, sono in corso lavori di livellamento del terreno e sono previste una sinagoga, strutture ricreative e piscine. L'ennesima "realtà sul terreno" nella Valle del Giordano settentrionale, come la chiama la Wafa, destinata a consolidare il controllo israeliano sull’area.