Il rogo scoppiato il 22 luglio nella zona di Landiras e Saumos, in Gironda, non si è ancora fermato del tutto. Così, resta in sospeso il destino di una delle regioni vinicole più prestigiose del mondo. Secondo la prefettura del dipartimento, citata dall'Ansa, la superficie percorsa dalle fiamme ha raggiunto circa 42 mila ettari, con 220 mila persone evacuate in meno di una settimana e un tratto di 60 chilometri dell'autostrada A63 tra Bordeaux e la Spagna rimasto chiuso. Ma gli incendi si stanno trasformando anche in un caso vitivinicolo. E non c'è un solo fronte: oltre al grande rogo che dal 22 luglio brucia in Gironda, minacciando l'area di Bordeaux, le fiamme hanno colpito duramente anche il Var, vicino a Pontevès, e in precedenza i Pirenei Orientali, al confine con la Spagna. Per i produttori di vino, il problema non è più soltanto salvare le vigne dal fuoco: è capire cosa resterà, in termini di quantità e di qualità, della prossima vendemmia 2026.Nel Var, l'incendio che si è sviluppato dal 21 luglio nei dintorni di Pontevès è stato descritto come particolarmente distruttivo per il comparto agricolo locale. Secondo quanto riportato da CNews, alcuni vigneron avrebbero visto le fiamme portarsi via la maggior parte delle colture. In alcuni casi non si tratta solo di una perdita economica, ma anche culturale e di biodiversità. Spesso infatti le vigne di quella zona sono veri e propri monumenti, coltivati da decenni. Un patrimonio impossibile da ricostruire in tempi brevi.E anche dove le fiamme non hanno raggiunto i filari, il pericolo non è scongiurato. Molte zone della regione vitivinicola di Bordeaux - e dei Pirenei - non sono state colpite direttamente dalle fiamme, ma anche lì gli agricoltori segnalano il rischio concreto di contaminazione dei grappoli da parte del fumo, con un impatto che dipende soprattutto dalla direzione del vento nei giorni dell'incendio e che quindi risulta difficile da prevedere (e arginare). Secondo quanto riportato da Le Monde, al 27 luglio i vigneti dell'area di Bordeaux non risultavano colpiti direttamente dal fuoco, ma i produttori restano in allerta per l'eventualità che il fumo alteri gli aromi delle uve prima della raccolta, compromettendo completamente la qualità dell'annata.Alle fiamme si somma un'altra minaccia: l'ondata di caldo e la scarsità di pioggia che stanno disidratando le piante anche nelle zone lontane dagli incendi. Sempre secondo CNews, per alcuni produttori la combinazione di caldo e siccità comporterebbe perdite stimate fra il 20 e il 30%. La risposta di molte aziende è anticipare la vendemmia, un escamotage che stanno adottando anche i viticoltori di alcune zone d'Italia, in primis l'Oltrepò pavese.
In Francia il destino di una delle regioni vitivinicole più importanti al mondo è appesa a un filo (di fumo)
Dopo gli incendi in Gironda, a Bordeaux le vigne sono rimaste quasi del tutto indenni nonostante le fiamme, ma i gas rilasciati minacciano la vendemmia in arriv










