JUBA (Sud Sudan) – Da anni risuonano i campanelli d'allarme sulla gestione delle entrate petrolifere del Sud Sudan – risorse destinate a sfamare una popolazione in preda ad una grave crisi umanitaria – che scompaiono in circuiti legati a una manciata di alti funzionari e ai loro intermediari. Né le autorità di Juba né le istituzioni finanziarie internazionali, pur essendo state allertate da tempo, hanno reagito con la fermezza che la situazione richiede. Di fronte a questo silenzio istituzionale, il consorzio di giornalisti di Africa Justice ha scelto di pubblicare un'inchiesta perché un popolo impoverito ha il diritto di sapere cosa accade alle sue ricchezze sotterranee. E le autorità, sia locali che internazionali, hanno il dovere di essere chiamate a rispondere delle proprie azioni.

Il duplice sistema di appropriazione indebita delle risorse. Il rapporto finale del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sul Sud Sudan, pubblicato nel giugno 2026, evidenzia un duplice sistema di appropriazione indebita delle risorse: i proventi del petrolio vengono dirottati prima di raggiungere le casse statali, mentre una parte del bilancio ordinario scompare in spese non correlate ai fondi stanziati. Il Ministero degli Affari Presidenziali, guidato da Africano Mande Gedima, noto per la sua stretta vicinanza a Idris Taha, direttore di EuroAmerican Energy, e a Tut Gatluak, figura di spicco dell'apparato di sicurezza, svolge un ruolo centrale in questo sistema. Si stima che da solo abbia speso quasi sessanta volte il suo budget approvato.