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Google vuole impedire a società specializzate nello svolgimento di attività di web scraping di raccogliere automaticamente i risultati del suo motore di ricerca, ma il primo tentativo di trasformare tale attività in una violazione del copyright ha incontrato un ostacolo. Il 20 luglio 2026, la Corte distrettuale federale del Northern District of California ha accolto la richiesta di archiviazione presentata da SerpApi, società che interroga Google in modo automatizzato e restituisce i dati ottenuti attraverso API (Application Programming Interfaces) utilizzate da sviluppatori, servizi di analisi, strumenti SEO e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

La controversia tocca una questione che accompagna il Web fin dalla nascita dei primi motori di ricerca: chi pubblica informazioni accessibili senza autenticazione può controllare anche il modo in cui quelle informazioni sono consultate? Google ha costruito la propria attività indicizzando miliardi di pagine pubbliche mediante crawler automatici. Ora, però, sostiene che altri operatori non possano usare tecniche simili per raccogliere le sue pagine dei risultati (SERP), soprattutto quando contengono immagini, schede informative o materiali concessi in licenza da soggetti terzi. Lo stesso vale per i risultati restituiti da Google Discover, estratti con varie tecniche.