di
Anna Maria Catano
Il Ritual, prima discoteca sarda (nata nel 1970), fu fondata da un esteta hippy con una grande sensibilità ambientale. E ancora oggi regala emozioni
(BdI n. 1.108) La chiamano architettura organica. Linee fluide e sinuose che si sposano con gli alberi d’ulivo ed il mirto profumato di una collina impervia che sovrasta Baja Sardinia. Un angolo di aspra Gallura, dove le rocce sembrano prendere vita e rilasciare energia. Avvicinarsi al Ritual è un’esperienza strana e raffinata, e pur lontana anni luce dagli eccessi della vicina Costa Smeralda. Già il nome richiama riti ancestrali. Narra la leggenda che le popolazioni primitive si recassero tra quegli anfratti per onorare oscuri rituali e sacrifici. Secoli, anzi millenni dopo, nei favolosi Sessanta, in quel tratto di costa sarda non esistevano ancora costruzioni né strade. La storia di Baja Sardinia inizia con il suo «castello incompiuto». Come quella di Francesca Fiore, giovane mamma ed imprenditrice in un settore fortemente maschile. Sarà proprio lei, ventiduenne, dopo la improvvisa scomparsa del padre, nel 2004, a subentrare nella complicata gestione di quell’anfiteatro di roccia.
Quel castello di granito amato da giovani e vipUn’eredità importante quanto impegnativa. Negli anni Sessanta infatti, un giovane hippy, Andres Fiore, parmigiano di nascita ma cresciuto in America Latina, aveva scoperto per caso quelle cavità remote poco distanti dalla spiaggia. E lì, nella caverna più profonda, aveva dormito per un’intera settimana maturando l’idea, o meglio il sogno, di un progetto architettonico suggestivo quanto surreale. Un «castello» di granito, ritrovo, dapprima gratuito, della gioventù d’allora. Di musicisti, artisti, sognatori. E poi anche di tanti, tanti altri, più o meno famosi. Tra gli ospiti vip dei decenni successivi figureranno Aristotele Onassis e Jacqueline Kennedy, Carolina di Monaco e la principessa Margaret d'Inghilterra. Andres Fiore, esteta ancor prima che architetto, sceglie l’assoluto rispetto della natura circostante. E per il suo locale uno schema di costruzione a spirale che richiama le civiltà nuragiche, cariche di significati e simbologie arcaiche. Integrato nel paesaggio piuttosto che costruito. Apre così nel 1970 la prima «discoteca» dell’intera Sardegna. Ma discoteca non è il termine giusto per descrivere quel non luogo. Sono grotte, terrazze naturali, anfratti in granito ed acciaio, giardini e nicchie digradanti dove si balla in un’atmosfera che non ha eguali. «Il Ritual è sintesi ed equilibrio tra paesaggio e intervento umano», spiega Francesca. Un tempio della musica elettronica che dialoga in armonia con le rocce e la macchia mediterranea circostante. Al tramonto soprattutto. Quando le rocce si tingono di un rosa che sfuma tra cielo e terra. Ed il “castello incompiuto” prende vita. Non poteva poi mancare un omaggio alla tradizione gastronomica sarda e mediterranea. Nel 2019 apre il ristorante Le terrazze. Dalla cima della collina la vista sull’incantevole baia dalle acque smeraldo è spaziale. Una scenografia, più che un’architettura, fedele al territorio e alla Sardegna verace. Molto diversa dalle altre proposte clubbing della Costa Smeralda dell’Aga Khan, dal 2012 di proprietà di un fondo del Qatar. www.ritual.it











