L’azienda di Jensen Huang sarebbe disposta a mettere 250 miliardi di dollari, la metà della cifra complessiva, per far sì che la startup di Sam Altman si aggiudichi il progetto più ambizioso mai annunciato negli Usa. L’infrastruttura da 10 gigawatt sorgerà in Ohio e dentro c’è anche SoftBank, per via di un accordo tra America e Giappone. Gli esperti però sottolineano i rischi del finanziamento circolare

Duecentocinquanta miliardi di dollari. È la cifra che Nvidia sarebbe disposta a mettere sul piatto per aiutare OpenAI nel progetto più imponente mai pensato per un data center negli Stati Uniti. Le due startup ne stanno parlando, la trattativa è serrata. Fortemente interessato alle discussioni è anche il governo americano, visto che controlla le risorse energetiche. Per il Wall Street Journal, il segretario al Commercio Howard Lutnick verrà interpellato nella decisione che assegnerà quelle risorse. Bisogna tenere dentro i discorsi anche il Giappone, dato che è il Paese nipponico a finanziare quell’energia in seguito a un accordo con Washington finalizzato a stemperare le tensioni dovute ai dazi commerciali. Insomma, la partita è complessa.

Per OpenAI, il contributo di Nvidia sarebbe fondamentale per sbaragliare la concorrenza. Ad avvicinare Lutnick e capire la fattibilità dell’operazione sono state anche Anthropic, Google e Microsoft. Secondo quanto circolato finora, l’azienda di Sam Altman prenderebbe in leasing un impianto da 10 gigawatt – capace di pompare energia per milioni di abitazioni – che la giapponese SoftBank intende costruire in Ohio nell’ambito di vari investimenti negli Usa. Nvidia, sostanzialmente, fungerebbe da garante. Essendo una società no profit, OpenAI non può infatti fornire tutte le certezze richieste dalla circostanza. Così interviene Jensen Huang. L’azienda ha intenzione di utilizzare diverse leve finanziarie per trasmettere fiducia, anche se non è ancora chiaro quali siano.