Potrebbe esserci uno scontro (anche al congresso) dopo la decisione americana di assecondare i desiderata turchi. Netanyahu contrario, Trump replica “nessuno mi dice cosa posso fare”. E Erdogan ha l’appoggio del Golfo. Sul Bosforo c’è ampia fiducia che l’affare possa concludersi, al netto della lettera che il Dipartimento di Stato ha inviato al Congresso per sostenere che la Turchia non soddisfa ancora i requisiti legali e senza dimenticare gli appetiti sul gas a Cipro
Donald Trump, Benjamin Netanyahu, Recep Tayyip Erdogan: tre leader accomunati non solo dal forte decisionismo, ma anche dalla capacità di andare oltre la contingenza del momento e puntare dritti all’obiettivo. Il presidente americano vuole vendere gli F-35 alla Turchia, quello israeliano teme che gli equilibri in Medio Oriente potrebbero cambiare e influire sulla questione iraniana, mentre quello turco chiuderebbe così il cerchio del proprio ventennio politico imprimendo un’accelerazione definitiva allo strapotere turco come soggetto geopolitico (non solo) regionale. Nel mezzo gli effetti a catena che la decisione americana potrebbe determinare, sia in seno al Mediterraneo (Cipro, Grecia, Francia) sia relativamente alle dinamiche nel golfo.









