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Un sedicenne alto un metro e novanta, un coltello, e la domanda su chi debba dimostrare cosa: è attorno a questa immagine, tutt'altro che astratta, che Daniele Capezzone ha costruito il suo intervento a "Zona Bianca", su Rete 4, per riportare sui binari giusti la discussione sulla norma ribattezzata, non senza semplificazioni, "decreto anti-maranza". Un provvedimento pensato per rispondere all'escalation di episodi di violenza giovanile che negli ultimi mesi ha riempito le cronache, dalle risse tra baby gang alle aggressioni con armi da taglio nelle periferie delle grandi città, e che il direttore de “Il Tempo” ha usato come punto di partenza per smontare, uno per uno, gli equivoci circolati nel dibattito pubblico e per rilanciare l'affondo contro le opposizioni.

Rapine in barca, allarme maranza anche in mare

Capezzone ha innanzitutto voluto sgombrare il campo dalle ricostruzioni allarmistiche diffuse da una parte del mondo politico, secondo cui la riforma introdurrebbe un giro di vite indiscriminato sui minori. "Segnalo peraltro un punto fondamentale, perché la sinistra ha immediatamente commentato a vanvera, non vengono aumentate le pene, non vengono distribuiti ergastoli o chissà quali cose terrificanti eccetera, si stabilisce solo l'età imputabile resta la stessa, 14 anni, in altri Paesi è a 10, in Inghilterra e in Galles per capirci, resta quella, 14 anni", ha spiegato il direttore, ricordando come il confronto con altri ordinamenti europei ridimensioni non poco la narrazione di una svolta punitiva.