Ieri pomeriggio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato nel Regno Unito per incontrare il premier Andy Burnham nella base navale di Portsmouth e discutere della “special relationship” tra Kyiv e Londra – specialissima – di accordi militari, di esercitazioni congiunte, di condivisione di tecnologia militare e d’intelligence, per poi andare a Washington, a incontrare Donald Trump e a partecipare al funerale di Lindsey Graham, il senatore repubblicano morto all’improvviso due settimane fa che aveva smesso di dormire per lavorare a favore dei due grandi alleati dell’America, secondo lui: l’Ucraina e Israele. Per il neopremier britannico Burnham, Zelensky è il primo ospite internazionale, a dimostrazione del fatto che la difesa di Kyiv è una priorità strategica per il Regno Unito che il governo sia di destra o sia di sinistra. Burnham vuole cambiare la politica degli ultimi quarant’anni, fa un annuncio populista al giorno, si presta a video su TikTok in cui rivela le sue passioni musicali e culinarie e di abbigliamento, ma sceglie una limpida continuità per quel che riguarda la difesa dell’Ucraina dall’aggressione russa.Oggi Zelensky è atteso a Washington, incontrerà Trump e naturalmente c’è un po’ di ansia, perché abbiamo già visto in passato che tutto può andare molto male. Ma negli ultimi due mesi – il punto di partenza può forse essere individuato nel G7 in Francia all’inizio di giugno – l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina è cambiato, in meglio. Certo risalire dagli abissi di sfiducia e di disprezzo dello scorso anno non era difficile, ma ora c’è una disposizione diversa da parte di Trump nei confronti di Zelensky. Il presidente ucraino ha cambiato il modo di fare la guerra e anche il modo di fare la diplomazia, ottenendo il successo sul campo contro i russi – che, nonostante il negazionismo di Vladimir Putin non stanno passando affatto un bel momento – e diventando un alleato quasi indispensabile non soltanto per gli americani e per gli europei, ma anche per i paesi del Golfo, sotto attacco dei droni iraniani che gli ucraini hanno imparato a contrastare in modo efficace ed economico. Dall’inizio di giugno c’è stato un nuovo riavvicinamento americano all’Ucraina; vuoi perché Trump è affascinato dai vincenti, e oggi Zelensky vince più di Putin, vuoi perché la guerra in medio oriente ha distratto i più ostili all’Ucraina, come il vicepresidente J. D. Vance, e sono rimasti, nell’operatività, i più collaborativi, tra tutti il direttore della Cia John Ratcliffe; vuoi perché se anche una influencer tanto critica nei confronti dell’Ucraina come Laura Loomer inizia a fare campagna, tra i suoi due milioni di follower di estrazione Maga, a favore di Kyiv, un piccolo smottamento nelle certezze filorusse del mondo trumpiano esiste. Poi c’è la promessa del presidente americano di dare all’Ucraina le licenze per la produzione degli indispensabili Patriot, c’è la proposta di produrre dei Patriot in modo più veloce, ci sono gli investimenti tra ucraini ed europei per la produzione del cosiddetto “Patriot europeo”, ci sono le indiscrezioni sulla possibilità di una richiesta congiunta da parte di Kyiv e Washington a Putin per un cessate il fuoco sull’attuale linea del fronte: non si può mai correre alle conclusioni quando si tratta di Trump, il presidente americano più volubile della storia, ma le premesse per l’incontro con Zelensky non sono meste come è accaduto spesso in passato.Conta anche il fatto che le attenzioni americane sono rivolte per lo più verso il medio oriente. Da mesi Zelensky sottolinea – con la scorta di informazioni di intelligence – l’aiuto che la Russia fornisce all’Iran per colpire obiettivi americani o di alleati americani nel Golfo. Anche le informazioni della Cia confermano questo sostegno e il fatto che sabato gli ucraini abbiano colpito una nave iraniana nel Mar Caspio che trasportava materiale russo è stato letto da alcuni esperti come una dimostrazione da parte di Zelensky da portare nella sua visita da Trump. I due conflitti si stanno unendo, dicono allarmati alcuni, ma secondo Kyiv lo sono sempre stati, perché la collaborazione russo-iraniana è evidente sia in Ucraina sia nel Golfo. L’Amministrazione Trump ha sempre cercato di ignorare o di ridimensionare quest’asse, ma i suoi effetti sono sempre più visibili e forse il fatto che a fare da contorno all’incontro con Zelensky ci sia il funerale di Lindsey Graham aiuta a chiudere questo cerchio. Graham, a differenza di Trump e dei suoi inviati, è stato molte volte a Kyiv – era appena rientrato dalla capitale ucraina quando ha avuto l’infarto che lo ha ucciso – e ha sempre lavorato dietro le quinte per convincere il presidente americano del fatto che si dovesse colpire l’asse anti americano (e anti ucraino e anti israeliano) che ha il suo fulcro nel legame tra Mosca e Teheran. Il Wall Street Journal ha potuto visionare i filmati grezzi di un documentario in lavorazione su Graham (al momento il titolo è “Lindsey’s Game”): il regista è Alex Holder, che seguiva Graham dal 2023. Da ultimo Holder vedeva il senatore molto stanco, continuava a chiedergli notizie sulla sua salute. Graham gli confessò che stava lavorando indefesso per la pace in Ucraina per la difesa di Israele e che si sentiva spesso solo in questa sua lotta. Nelle settimane prima dell’infarto, aveva detto: sono stanco ed esausto, “ma non posso ancora morire”.