Per una startup il “no” di un venture capital raramente arriva alla fine di una lunga trattativa. Molto più spesso arriva all’inizio, quando il fondo deve decidere se dedicare tempo a quella società oppure chiudere il dossier dopo pochi minuti. È qui che nasce il dato più duro dell’analisi di Ilya Strebulaev, professore di finanza alla Stanford Graduate School of Business: in media, un venture capitalist valuta 101 startup per arrivare a un solo investimento.In una sua recente analisi Strebulaev descrive il processo come un imbuto che restringe rapidamente il campo. Il numero sale a circa 150 startup per ogni deal nel caso degli investitori focalizzati sull’It, si ferma intorno a 120 nell’early stage e scende a 78 nella sanità, dove l’universo delle società valutabili è più ristretto e l’analisi tecnica richiede più tempo.La selezione, dunque, non è solo una questione di merito imprenditoriale. È anche gestione industriale dell’attenzione. Strebulaev lo riassume con una formula efficace: il funnel del venture capital è “una macchina di allocazione del tempo”. Ogni passaggio successivo costa più ore, coinvolge più persone, espone chi propone il deal al giudizio dei partner e aumenta il rischio reputazionale interno. Per questo la parte alta del funnel è la più spietata.Indice degli argomenti