A Tokyo, in un ufficio del governo metropolitano, qualcuno tiene un registro insolito: non di pratiche burocratiche, ma di storie d'amore. Duecentosessantacinque, per la precisione. Sono le coppie che si sono sposate dopo essersi conosciute su "Tokyo Enmusubi", l'app di incontri lanciata nel settembre 2024 dal governo della capitale giapponese. Non un prodotto di una startup della Silicon Valley, non l'ennesimo servizio di dating gestito da un colosso tech: un'iniziativa pubblica, pensata da funzionari e ingegneri per rispondere a un'emergenza che in Giappone si chiama, semplicemente, solitudine.
Il nome, Enmusubi, richiama un'antica credenza shintoista: quella dei fili invisibili che legano due destini, annodati dalla divinità Okuninushi. È una parola che i giapponesi usano da secoli per parlare di predestinazione amorosa, di incontri scritti nel destino prima ancora di avvenire. Oggi quei fili sono fatti di algoritmi, questionari psicometrici e colloqui di verifica. Ma il risultato, per centinaia di famiglie giapponesi, è lo stesso di sempre: due persone che si guardano per la prima volta e decidono di restare insieme.
Un Paese che smette di innamorarsi (o crede di farlo)
Dietro la nascita dell'app c'è un dato che ha allarmato Tokyo per anni: circa il 70% delle persone interessate al matrimonio, secondo un sondaggio governativo, non stava attivamente cercando un partner. Non mancava il desiderio di sposarsi. Mancava l'iniziativa, il tempo, forse il coraggio di mettersi in gioco in una società dove i ritmi di lavoro logorano le giornate e le convenzioni sociali rendono complicato anche solo organizzare un primo appuntamento.










