Nata nel 2024, è una realtà che unisce la tecnologia cinese al design europeo. Il primo progetto, il modello «Berlin», è già disponibile sul mercato. Si punta su estetica originale e funzioni per chi è in viaggio

Mentre Meta continua a sfornare nuovi modelli, Samsung presenta la sua prima montatura e Apple lavora nei suoi laboratori per costruire un accessorio che si possa distinguere e stravolgere il mercato, nei neonato settore degli smart glass non mancano i «pesci piccoli», ovvero startup che provano a proporre una visione diversa da quella delle Big Tech, scollegata da ecosistemi di lungo corso che portano vantaggi da un lato ma anche forzate connessioni dall'altro. Tra gli aspiranti c'è L'Atitude 52°N, realtà nata nel 2024 a metà tra Asia ed Europa che ha appena lanciato il suo primo dispositivo chiamato - non a caso - «Berlin».

L'attenzione alla privacyIl nome è stato scelto per rimarcare la sua solida base europea, ma il cuore di questa nuova startup decisa a farsi strada nel mondo degli smart glass batte ritmi decisamente orientali. Il fondatore di L'Atitude 52°N - è il parallelo su cui sorge la città di Berlino - si chiama Gary Chen e prima di lanciarsi in questa nuova impresa ha lavorato in molti dei colossi tecnologici del suo Paese, la Cina. Htc, OnePlus, Oppo: la sua esperienza copre 18 anni di attività nel software. «Gli smartphone mi stavano annoiando sempre di più - ci racconta - si parlava di nuove specifiche o nuove funzioni, ma non erano più interessanti. E soprattutto, lo smartphone non è la piattaforma giusta per l'intelligenza artificiale». Ecco allora che nel 2024 decide di specializzarsi nell'emergente mercato degli occhiali connessi. Un mercato che, al momento, è dominato da un ingombrante soggetto: Meta. L'Atitude 52°N si vuole distinguere, proprio partendo dalle sue differenze con i prodotti di Mark Zuckerberg. Con i «Berlin» non si entra in un ecosistema che ha le sue leggi, un'acquisizione di dati da più piattaforme, una profilazione che copre i nostri interessi da anni. Questi sono occhiali pensati per dialogare con un nuovo soggetto sintetico, Goya AI, che non ci conosce né vuole farlo. Tutte le informazioni raccolte, ci assicura Chen, rimangono sul dispositivo: «Niente va sul cloud e nessuna comunicazione viene usata per addestrare i modelli». Un approccio che segue il rispetto della privacy che ben si sposa con le regolamentazione europee.