Questa volta nessuno è finito sotto il tavolo, come era successo ad aprile, quando un uomo era entrato sparando alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, costringendo i presenti, Donald Trump in testa, a gettarsi a terra e poi uscire precipitosamente dalla sala del Washington Hilton. È però probabile che la tentazione della fuga sia balenata nella mente di diversi tra i presenti sabato all’Astoria Waldorf, per la ripetizione dell’evento – in forma molto più ridotta, con 700 presenti rispetto ai 2500 di aprile. È stata una serata singolare. Il presidente ha applaudito i giornalisti premiati per avere scoperchiato le magagne della sua amministrazione – indimenticabile il suo ghigno, e conseguente scrollata di spalle, quando sono arrivati sul palco i reporter del Wall Street Journal autori dell’inchiesta sui legami tra Trump e Jeffrey Epstein. I giornalisti si sono dovuti sorbire un’ora di discorso di Trump, infarcito di insulti ai suoi tradizionali “nemici”, da Barack “Hussein” Obama a Ilhan Omar ad Adam Schiff a Bruce Springsteen, ritmato dai cavalli di battaglia più tradizionali della sua retorica – in particolare, quello delle elezioni che gli sarebbero state “rubate” nel 2020 – , e concluso con una minaccia. Trump pensa a ricandidarsi nel 2028 (cosa che la Costituzione non gli consente di fare). In una serata che, tradizionalmente, ha un tono divertito, rilassato, auto-ironico, è comunque ancora una volta emerso quanto difficile e contrastato sia il rapporto di Trump con la stampa. Dopo aver preso di mira diversi giornalisti, da Anderson Cooper a Don Lemon a Kaitlan Collins, il presidente ha ribadito la vecchia accusa di fake news e spiegato che proprio tra i giornalisti è più diffusa la “sindrome anti-Trump”.
Trump e la guerra ai giornalisti: insulti, maxi risarcimenti e FBI
Dal New York Times alla CBS, come Trump usa tribunali e agenzie federali per silenziare la stampa americana.












