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Tre udienze per verificare la solidità della maxi operazione anti-’ndrangheta scattata all'alba dello scorso 14 luglio nel cuore di Reggio. È una valanga di ricorsi presentati al Tribunale della libertà da parte della maggioranza degli indagati. Il blitz, condotto in sinergia operativa da Arma dei Carabinieri e Squadra mobile della Questura, ha portato in carcere 73 persone, mentre altre sei sono state raggiunte dalla misura dei domiciliari. Come ampiamente descritto nei giorni immediatamente successivi all’operazione gli arresti sono avvenuti in esecuzione di tre distinte ordinanze emesse dall’ufficio Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Faldoni e faldoni di documenti, migliaia e migliaia di pagine delle ordinanze, firmate dai giudici delle indagini preliminari Andrea Iacovelli, Roberta Colli e Sabato Abagnale che passeranno adesso sotto l'esame dei giudici della libertà.
Per tre udienze settimanali consecutive - il 29 luglio, il 5 e 12 agosto - si esamineranno i ricorsi degli indagati. Un lavoro immane. Le accuse, a vario titolo, prevedono i reati di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, con l'aggravante di aver favorito la ’ndrangheta, estorsione, detenzione e porto di armi da sparo, anche da guerra, riciclaggio, rapina e trasferimento fraudolento di valori.






