La testimonianza, senza precedenti, arriva dal cuore degli apparati di sicurezza del Marocco. Un ex ufficiale della direzione generale della sorveglianza del territorio (Dgst, i potenti servizi di sicurezza interni marocchini) ha deciso di parlare delle derive dell’agenzia e del modo in cui contribuisce a soffocare la società civile.
L’identità della nostra fonte deve rimanere segreta. Non possiamo dire la sua età, in che paese si è rifugiato né descrivere il suo aspetto o far sentire la sua voce. I rischi sono grandi: quando va al bar, preferisce le posate usa e getta per non lasciare impronte digitali. Lo chiameremo Safir.
Il suo primo contatto è stato il giornalista marocchino Hicham Mansouri. Dopo aver lavorato a un’inchiesta per parecchi anni, Mansouri è entrato in contatto con Forbidden Stories, una piattaforma che porta avanti il lavoro dei giornalisti costretti al silenzio. Partendo dalle testimonianze di Safir, da alcuni documenti inediti (provenienti, in particolare, da processi e dai servizi marocchini), oltre che dai racconti di altri informatori, un consorzio composto da quindici giornali – coordinato da Forbidden Stories, con il supporto tecnico del Security Lab di Amnesty international – ha descritto l’impressionante arsenale di strumenti di sorveglianza usato dal regime marocchino per controllare e mettere a tacere gli oppositori.







