«Ogni libro rappresenta mesi, a volte anni di lavoro dell’autore, del traduttore, dell’editor, del correttore di bozze, del grafico, della tipografia». Quando Svitlana Paveletska, cofondatrice della casa editrice ucraina Knyholav, ha saputo che un attacco russo aveva distrutto il magazzino dell’azienda alle porte di Kyjiv, il primo pensiero è andato a tutto il lavoro che quei libri custodivano e che sarebbe stato necessario ricominciare da capo. Il raid aere ha cancellato in pochi minuti duecentocinquantamila volumi pronti per essere distribuiti. La parte peggiore di questa storia però è che quanto accaduto alla Knyholav non è un’eccezione. Tra maggio e luglio i bombardamenti russi hanno colpito magazzini, tipografie, centri logistici e uffici editoriali, interrompendo la produzione di centinaia di migliaia di libri e di manuali scolastici destinati al nuovo anno. A maggio erano già stati colpiti il centro logistico di Ranok e il magazzino di One More Page. Secondo l’Ukrainian Book Institute, nel solo mese di luglio sono andati distrutti oltre un milione e mezzo di volumi. Oltre alla perdita economica – per un settore già messo a dura prova dalla guerra – gli attacchi stanno mettendo sotto pressione la filiera che permette al Paese di continuare a stampare, distribuire e leggere libri.