Per raccontare il viaggio di Ulisse, Christopher Nolan ha dovuto affrontare un’altra odissea, questa volta tecnologica. “The Odyssey”, infatti, è il primo lungometraggio girato interamente con cineprese IMAX (Image MAXimum) a pellicola: macchine imponenti, pesanti e rumorose, capaci però di catturare immagini con un livello di dettaglio difficilmente raggiungibile dagli altri formati cinematografici.
Anche i numeri restituiscono la scala dell’impresa. Nolan e il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema hanno fatto scorrere nelle cineprese circa 2,1 milioni di piedi di pellicola, oltre 640 chilometri; una striscia abbastanza lunga da attraversare l’Italia da Roma a Milano, in un viaggio dentro il viaggio che, fotogramma dopo fotogramma, prende la forma del ritorno di Ulisse a Itaca.
E così, mentre l’intelligenza artificiale promette di generare immagini partendo da un prompt, Nolan ha scelto la strada opposta, quella dei grandi cineasti della tradizione, continuando ad affidarsi alla luce impressa sulla pellicola, a chilometri di nastro che scorrono dentro una macchina da presa e a un’idea di cinema in cui l’immagine nasce ancora dall’incontro tra tecnologia, realtà e sguardo del regista. Imperfezioni comprese.










