ROMA – In Sud Africa non sembrano affatto placarsi le violenze xenofobe. La tensione sociale è ai massimi livelli dopo l’ennesima ondata di proteste anti-immigrati, che sta alimentando paura e violenza diffusa e che ha già costretto molte persone ad abbandonare le proprie case. Le proteste, prima circoscritte solo in alcune aree urbane di Johannesburg, Città del Capo, Durban, si sono via via espanse in tutto il Paese ed hanno progressivamente assunto il connotato dell’intimidazione, accompagnata da saccheggi e aggressioni contro migranti provenienti soprattutto da Zimbabwe, Mozambico, Malawi, Etiopia e Somalia. Proprio ieri, il governo di Maputo ha denunciato l'uccisione di due cittadini mozambicani immigrati.
L’effetto boomerang sull’economia sudafricana. Scrive Enrico Casale, in un lungo articolo su Africa e Affari, la rivista sul continente del futuro, diretta da Massimo Zaurrini – “Il Sudafrica rischia di scivolare in un vicolo cieco economico a causa dell’ondata di proteste contro gli immigrati. L’esodo di massa della manodopera transfrontaliera – si legge ancora nell’articolo di Casale – accelerato dalle manifestazioni culminate nello sciopero nazionale del 30 giugno, minaccia di provocare un pesante effetto boomerang, proprio su quei mercati e su quelle imprese che i movimenti nazionalisti dichiarano di voler difendere. Una paralisi che rischia di colpire i settori chiave dell’economia formale e informale, aggravando la già fragile congiuntura macroeconomica della nazione”.






