Di: SEIDISERA - Pervin Kavakcioglu / Pa.St. Una pena di tre anni e sei mesi, sospesa a favore di una misura stazionaria in un istituto specializzato. È la condanna stabilita lunedì dalla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Curzio Guscetti nei confronti del 49enne comparso in aula per tentato omicidio intenzionale.I fatti risalgono al 29 dicembre 2025, quando a Solduno l’imputato aveva preso a pugni la madre, l’aveva gettata a terra e le aveva sbattuto alcune volte la testa contro il pavimento. Un episodio di violenza scatenato dalla richiesta della donna di mettere a posto l’aspirapolvere. Il 49enne si era fermato solamente nel momento in cui la madre si era finta morta. A quel punto aveva chiamato la polizia, confessando l’accaduto.La decisione della CorteIl caso è un tragico dramma famigliare legato allo stato psichico dell’imputato. La turba di cui soffre da un ventennio lo ha portato a chiudersi in se stesso e a carico dei genitori che, mossi da amore, lo hanno però messo sotto una bolla protettiva. Che lui fosse diventato sempre più difficile da gestire, lo hanno ammesso anche i genitori che hanno dovuto adottare degli accorgimenti, per esempio nascondere i coltelli. Non ha rispettato la terapia farmacologica che gli era stata prescritta e questo ha provocato quanto successo.La Corte ha riconosciuto un dolo eventuale di carattere grave, in dubbio pro reo (e non diretto come chiesto dall’accusa). Il carattere grave è per la tenacia durante l’aggressione, malgrado le richieste della madre di fermarsi. Riconosciuto quindi il tentato omicidio intenzionale. È stato tenuto conto dell’ammissione, del patimento sofferto in carcere e del difficile vissuto dell’uomo.La necessità di cureIl punto più importante è la sospensione a favore di una misura stazionaria in un istituto specializzato. La Corte ha riconosciuto la necessità di curarsi fuori dalle strutture carcerarie, anche perché l’imputato ha dimostrato scarsa o nulla coscienza e comprensione della propria malattia né delle conseguenze della turba psichica.L’uomo, come emerso in aula, ha sempre avuto dei problemi. Da circa 15 anni era seguito dai servizi psico-sociali di Locarno ed era stato ricoverato diverse volte in cliniche per la salute mentale. La diagnosi era sempre la stessa, quella confermata anche dalla perizia: disturbo schizotipico di personalità. Nel corso del dibattimento è inoltre emerso che il 49enne in passato aveva già avuto comportamenti aggressivi nei confronti dei genitori, arrivando anche a minacciare il padre con un martello.Le richieste di accusa e difesaL’accusa, rappresentata dal procuratore pubblico Luca Losa, aveva chiesto quattro anni sospesi a favore della misura stazionaria. La difesa, affidata all’avvocato Stefano Stillitano, si era invece battuta per una pena massima di due anni e sei mesi, sempre sospesi a favore del trattamento.01:35Radiogiornale delle 12.30 del 27.07.2026: Il servizio di Pervin Kavakcioglu sul processo per tentato omicidio intenzionaleRSI Info 27.07.2026, 13:45