I giorni dopo l’attentato di Berlino per mano di Abdul Ballout stanno facendo chiarezza su quanto accaduto sabato notte durante il Pride nella Capitale tedesca, ma le indagini sono appena iniziate e ci vorrà del tempo affinché si arrivi ad avere certezze solide. “Dobbiamo reagire e soprattutto rispondere alla domanda su come sia possibile che un uomo classificato come tale (islamista, ndr) possa recarsi indisturbato nei pressi della manifestazione di Christopher Street Day qui a Berlino e compiere questo attacco”, ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz in una conferenza stampa. Già, com’è stato possibile?Ballout nel 2025 si reca in Libano con l’intenzione di unirsi all’Isis ed era stato intercettato dai Servizi tedeschi, tanto che al suo ritorno a Berlino è stato arrestato direttamente in aeroporto. Lo mandano a processo, viene riconosciuto colpevole e condannato a 22 mesi di reclusione senza condizionale per intenzioni terroristiche. Durante il processo emerge che era già stato condannato quando era minorenne per reati più diversi (lesioni personali e rapina) e da quella sentenza è emerso che già i giudici del tribunale minorile avevano sottolineato come frequentasse l’imam 3-4 volte alla settimana. Nella sua condanna per intenzione terroristiche, come riportato dal sito della Bild, il tribunale ha evidenziato che Ballout considera “la sua fede come un punto di appoggio affidabile nella sua vita”, convincendosi a sviluppare “il desiderio di unirsi all’IS per combattere al fianco dei membri contro i ‘dichiarati nemici dell’Islam’”, sottolineando pure che Ballout era “anche consapevole che lo Stato Islamico è un gruppo terroristico che considera gli infedeli meritevoli di morte”.Fin qui tutto lineare: alla base delle prove raccolte, il tribunale lo condanna a quasi 2 anni di carcere. Ma allora perché Ballout era fuori e sabato ha compiuto un attentato? Il giudice ha riconosciuto all’islamico la presa di distanza dall’Isis durante il processo e il fatto che, ”a causa della pianificazione dilettantesca del suo intento, era molto lontano da un pericolo concreto per i beni giuridici tutelati”. Tutto questo a maggio 2026. Il 12 maggio di quest’anno, Ballout termina il periodo di custodia cautelare, il giudice stabilisce la sospensione della pena e la sua rimessa in libertà, a patto che nei successivi 6 mesi non commetta reati e partecipi a un programma di deradicalizzazione. Dal 12 maggio sono trascorsi poco più di due mesi, Ballout ha preso un furgone e si è lanciato contro il corteo del Pride, uccidendo una donna e ferendo altre 26 persone. Il giorno dell’attentato, Ballout ha chiamato al padre in Libano, come raccontato dall’uomo allo Spiegel: “Ha detto che gli mancavo e che avrebbe voluto essere con noi in Libano adesso”. C’è poi un altro elemento: il padre di Ballout ha raccontato che la sua famiglia è sciita e che quindi non può in alcun modo sostenere l’Isis, che appartiene al ramo sunnita e combatte gli sciiti, mentre il figlio si era legato a quel mondo e avevano avuto anche delle liti per l’aspetto: “Non gli ho permesso di portare la barba lunga”. Secondo l’uomo, al figlio, “è stato fatto il lavaggio del cervello”.
“Non è un pericolo concreto”. Così il giudice ha liberato Ballout il 12 maggio
Pur essendo stato riconosciuto colpevole di “intenzioni terroristiche”, l’uomo è stato messo alla prova per 6 mesi perché durante il processo ha preso le distanze dall’Isis










