Il 25 luglio il Palazzo dei Principi di Monaco si è illuminato di blu per la Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, mentre allo Stade Nautique Rainier III andava in scena il consueto villaggio della sicurezza in acqua. Charlene di Monaco, 48 anni, ha colto l’occasione per rinnovare il proprio appello alle famiglie, ricordando che dietro il suo impegno pubblico c’è un lutto privato mai del tutto superato, legato alla sua infanzia in Sudafrica.
Charlene Wittstock, da nuotatrice olimpica a paladina della sicurezza in acqua
Prima di sposare il principe Alberto II, Charlene Wittstock è stata nuotatrice agonista, con una finale ai Giochi olimpici di Sydney 2000 nella staffetta 4×100 e diversi titoli nazionali sudafricani conquistati negli anni successivi. Una carriera costruita in acqua che oggi si intreccia con una storia molto più dolorosa, quella che l’ha spinta a fare della prevenzione degli annegamenti la battaglia della sua vita da principessa.
Il dramma che ha toccato la famiglia di Charlene di Monaco
In un’intervista a Ouest-France, Charlene ha raccontato per la prima volta i dettagli di quel lutto: «Mio cugino Richard è annegato in un fiume vicino a casa di mio zio. Aveva solo 5 anni». Un dolore che, ha detto la principessa, non se n’è mai davvero andato, e che ha reso la sua missione qualcosa di molto più profondo di un semplice impegno istituzionale.









