La principessa, ex nuotatrice, porta a Viareggio la water bike: «Lo sport è più di una gara, è educazione: proteggiamo il mare», parla in esclusiva al Corriere alla vigilia del suo arrivo in Italia
Charlène di Monaco — Son Altesse Serenissime la Princesse Charlène de Monaco — condivide col principe Alberto II, che fa parte del Comitato Olimpico Internazionale, una grande passione per lo sport. E alla vigilia del suo arrivo in Italia parla con il Corriere in esclusiva. «Verrà a Viareggio anche mio marito Alberto, per dare il via a The Crossing, la traversata in water bike fino a Monaco», anticipa la principessa. «Desideravo tanto portare in Italia i progetti della mia Fondazione, è la prima volta nel vostro Paese con la mia iniziativa». Lo sport è stato la sua vita prima di entrare a corte. Campionessa di nuoto, ha tenuto alti i colori del suo Paese, il Sud Africa, ai Giochi di Sydney (2000), poi tre Ori alla Coppa del mondo (2002). Oggi è vicepresidente del Comitato olimpico monegasco, presidente della Federazione rugby a Monaco. Altezza, quanto è importante oggi lo sport per lei? «Lo sport e l’acqua sono sempre stati il mio linguaggio, sono il modo che ho di esprimermi, di parlare alla gente. E lo sport e l’acqua sono in ultima analisi lo strumento col quale possiamo ispirare il cambiamento. The Crossing è nato da quella convinzione. Volevo immaginare qualcosa che non fosse solo una gara, un evento, ma una presa di posizione. Quando ti spingi col tuo corpo ad attraversare il mare, quando trascorri ore e ore nell’immensità del mare guidato solo dalla linea dell’orizzonte sviluppi una relazione con la natura che nessuna lezione, nessuna conferenza può eguagliare. Quell’esperienza ha il potere di trasformare la consapevolezza in azione».E lei quell’esperienza nell’immensità del mare su una bici d’acqua, per ore guidata solo dall’orizzonte, l’ha fatta personalmente nel 2020 quando The Crossing ha collegato Monaco a Calvi in Corsica. A Viareggio quest’anno darà il via alla traversata benefica il 19 giugno: 225 chilometri di mare in water bike. «Quando ti trovi circondato da niente altro se non l’orizzonte del Mediterraneo capisci la potenza della natura e il piccolo posto che noi occupiamo. E quanto sia prezioso questo ecosistema. Gli oceani non han bisogno del nostro applauso ma di impegno».Prima della traversata, sulla spiaggia del Bagno Flora darà oggi lezioni di sicurezza in acqua a quasi cento bambini con Stéphanie Barneix, ambasciatrice della Fondazione e campionessa di salvataggio acquatico. Era forse naturale per lei dedicarsi come principessa all’educazione in acqua?«L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire. E i bambini sono i più vulnerabili a questo rischio, una realtà che mi ha sempre molto preoccupata e toccata. E ho voluto portare assieme a Viareggio The Crossing e il nostro water safety day perché non voglio parlare solo alle élite dei grandi campioni, ma ai bambini, alle famiglie, alle comunità perché comprendano che imparare a nuotare e la sicurezza in acqua possono salvare la vita. Sono già più di due milioni i bimbi nel mondo che hanno seguito i nostri corsi». A proposito di campioni per The Crossing, assieme a suo fratello Gareth Wittstock, scenderanno in acqua 28 fuoriclasse, dal ciclista vincitore di tutto (dal Tour de France alla Vuelta e al Giro) Chris Froome all’italiano Filippo Pozzato, all’apneista monegasco Pierre Frolla. In 24 ore di sfida continua si alterneranno in mare per raggiungere il 20 giugno il Principato di Monaco, sulla spiaggia del Larvotto. Quale lezione vuole trasmettere ai bambini con le giornate di sicurezza in acqua della sua Fondazione oggi attiva in 45 Paesi?«Vorrei fornire ai più giovani tutti quegli insegnamenti pratici, quelle conoscenze essenziali per entrare in acqua in sicurezza. Ogni bambino che dopo la nostra giornata di water safety si sente più sicuro nell’ambiente acquatico porta con sé qualcosa che non ha prezzo. Un bimbo che sa come sopravvivere in acqua può affrontare i rischi che può rappresentare l’acqua».Per la prima volta The Crossing sarà in collaborazione con la Fondazione Principe Alberto II di Monaco. Perché questa alleanza delle due fondazioni «principesche»?«Lo sport quando è guidato da una missione diventa qualcosa di più importante di una semplice competizione. Diventa una piattaforma di engagement, di educazione e cambiamento. È proprio qui che la missione della mia fondazione incontra quella del principe Alberto dedicata all’ambiente, con l’iniziativa Together Crossing for the Pelagos con le bici che attraverseranno il Santuario Pelagos nel Mediterraneo, promosso da Monaco, Italia e Francia».Il suo ruolo di principessa per accendere i riflettori sull’ambiente, oltreché sul valore dello sport?«Pelagos è un luogo straordinario, è il rifugio di cetacei, sostiene la biodiversità, è uno dei più importanti ecosistemi marini del Mediterraneo. Eppure pochi sanno della sua esistenza. Ecco perché scegliendo questo percorso, con la Fondazione di Alberto, vogliamo accendere l’attenzione su un luogo che merita protezione. E penso con tutto il cuore che possiamo proteggere solo qualcosa che amiamo e per amare dobbiamo conoscere. Perché il mare è un ecosistema vivente, dinamico, fragile e vulnerabile all’inquinamento. Non è solo uno sfondo, uno scenario sul quale ci mettiamo in gara».











