Ogni due mesi la Commissione europea, come parte del suo ruolo di guardiano della legislazione europea, inizia procedure di infrazione per i Paesi che non rispettano le scadenze esistenti per la trasposizione nei 27 Stati Membri delle direttive approvate dall’Ue. È parte del cosiddetto “ciclo di infrazione” e l’ultimo è stato completato il 15 luglio scorso. Leggere il relativo documento aiuta a capire uno dei principali problemi della nostra Unione: i Paesi approvano attraverso un processo democratico le varie direttive e poi le ignorano in gran parte o, per lo meno, le implementano con grande ritardo.Il documento del 15 luglio considera 15 direttive. In media, il numero degli Stati che non le hanno puntualmente trasposte nei loro ordinamenti è di 17. Per alcune direttive il numero degli Stati inadempienti arriva a 23 o 24. Per una di queste, la direttiva sulle “case verdi”, una delle più importanti e forse quella più controversa, tutti i 27 Stati sono inadempienti.Ora, un viaggiatore proveniente da un altro pianeta dell’universo che valutasse questa situazione concluderebbe probabilmente che queste direttive non sono rispettate perché imposte da un autocrate (chiamiamolo magari un burocrate di Bruxelles) senza alcuna consultazione con gli Stati membri. Non è per niente così. Tutte le direttive europee sono approvate dai due colegislatori dell’Unione (il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea) attraverso un processo democratico. Nel Parlamento si vota a maggioranza semplice. Nel Consiglio occorre una maggioranza qualificata (55% degli Stati membri che rappresentano due terzi della popolazione dell’Unione). Il nostro viaggiatore potrebbe allora pensare che almeno certe direttive sono state approvate con maggioranze risicate. Ma non è neppure questo il caso. Per esempio, la direttiva sulle case verdi, per la quale tutti gli Stati sono ora inadempienti, è stata approvata col voto contrario solo di Italia e Ungheria.La realtà purtroppo è che i voti dati dagli Stati membri nel Consiglio, e dai partiti nel Parlamento europeo, sembrano essere stati dati, se non con leggerezza, con la consapevolezza che poi le direttive possono essere ignorate, o per lo meno ritardate, senza conseguenze rilevanti. Il che spiega anche perché il numero di procedure di infrazione in sospeso sia enorme: erano 1.559 a metà 2025, in media quasi 60 per ogni Stato membro.Cosa può concludere da tutto questo il nostro viaggiatore interstellare? Che le istituzioni europee hanno un potere piuttosto limitato rispetto a quello degli Stati membri, dove ancora risiede la vera sovranità. Formalmente i Paesi membri sono stati disposti a cedere parte della loro sovranità all’Unione, ma, nell’approvare le direttive, sanno bene che il processo legislativo europeo, quando si arriva alla implementazione, è ancora estremamente debole. Si votano certe direttive con la riserva mentale che, tanto, se anche non saranno implementate non accadrà nulla di grave. La Commissione inizierà una lunga procedura di infrazione che, al peggio e dopo anni, potrà portare, dopo sentenze della Corte di Giustizia europea, solo a multe di modesta entità. Il viaggiatore inizierebbe allora a cercare in altre parti del globo terracqueo aree dove la cessione di sovranità è stata effettiva. Da questo lato dell’Atlantico non le ha trovate.