Alcune recenti indagini indicano come dieci anni di rincari abbiano stravolto il modo di viaggiare degli italiani: voli nazionali quasi triplicati, dormire in hotel più costoso del +69% rispetto al 2016 e si rinuncia ormai alle settimane di vacanza ad agosto.

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Se dieci anni fa, nel 2016, la vacanza estiva degli italiani durava in media undici giorni e si partiva prevalentemente ad agosto, oggi le nostre abitudini sono molto cambiate. I viaggi sono più brevi, sempre più spesso le famiglie si “accontentano” di 3-4 notti fuori casa, e sempre più spesso si rinuncia a partire nel mese di agosto, spalmando i giorni liberi su giugno, luglio e settembre, quando le tariffe sono un po’ più contenute. E tutto questo succede, appunto, per una questione di costi: è quanto emerge chiaramente da una recente indagine del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) che ha messo a confronto i listini di beni e servizi del 2016 con quelli in vigore oggi. Il rapporto è elaborato dall'analisi dei dati ufficiali Istat. E ciò che è emerge è che, negli ultimi dieci anni, i rincari hanno trasformato radicalmente le abitudini degli italiani. Cosa è aumentato di più dal 2016 al 2026? L’indagine mette in fila un po’ di dati: il record dei rincari spetta alle tariffe aeree. Prendere un aereo per andare in vacanza d’estate è diventato un lusso: in 10 anni i prezzi dei voli nazionali sono quasi triplicati, aumentando del +193,3%. Discorso simile per i voli in Europa, che oggi costano il 187% in più rispetto a dieci anni fa. Sempre più cari, ma meno rispetto a voli nazionali ed europei, i voli intercontinentali che segnano un +68%: in questo caso, sicuramente anche per via della guerra in Iran che va avanti ormai da mesi, la domanda è minore.