Era stata operata ad appena 17 mesi per un sarcoma di Ewing del femore prossimale dal dottor Marco Manfrini, che eseguì l'intervento di resezione del tumore e la ricostruzione dell'arto con una protesi composita, costituita da un innesto osseo associato a una piccola protesi. Pochi mesi dopo mosse i suoi primissimi passi sulla 'nuova' anca, nell'ambito del primo caso documentato nella letteratura ortopedica internazionale di una ricostruzione di questo tipo eseguita in una bambina che non aveva ancora iniziato a camminare. Qualche anno dopo, la bimba ha avuto necessità di adattare la ricostruzione al suo sviluppo, in un'ottica di personalizzazione delle cure, e Manfrini, affiancato dal collega Giuseppe Bianchi, ha eseguito le revisioni chirurgiche necessarie per accompagnarne la crescita, "con l'obiettivo di preservare funzione e qualità di vita e sempre sviluppando un'accurata pianificazione pre e post operatoria".

Oggi quella bambina è una ragazza di 14 anni e pochi giorni fa è tornata all'Istituto ortopedico Rizzoli, per affrontare una nuova tappa del suo percorso. L'equipe della clinica ortopedica 3, composta dal dottor Giuseppe Bianchi e dalla dottoressa Laura Campanacci, ha quindi eseguito un intervento per correggere la differenza di lunghezza degli arti sviluppatasi durante la crescita. "Questa - evidenzia Campanacci - è l'ortopedia oncologica pediatrica: non significa solo rimuovere un tumore. Significa accompagnare un bambino fino a quando diventa ragazzo, affrontando insieme ogni nuova sfida che la crescita può portare. È Un lavoro di squadra che dura anni, spesso decenni, e che coinvolge più chirurghi e molte professionalità di diverse discipline. Perché il nostro obiettivo non è soltanto guarire dal cancro, è restituire il futuro costruendolo insieme a chi si affida alle nostre cure".