Di: Pervin Kavakcioglu-Radiogiornale/joe.p. Andiamo ora in aula di tribunale a Lugano, dove stamattina è comparso un 49enne ticinese, accusato di tentato omicidio intenzionale. A fine 2025 ha preso a pugni la madre, l’ha gettata a terra e le ha sbattuto alcune volte la testa contro il pavimento. Futile il motivo che ha fatto scattare la rabbia in una situazione in cui frustrazione e una fragilità psichiatrica dell’uomo stavano crescendo da alcuni anni.La madre gli aveva chiesto di mettere a posto l’aspirapolvere. Tanto è bastato per afferrarla, colpirla con pugni, gettarla a terra e sbatterle la testa contro il pavimento. Inutili tentativi della settantacinquenne di fermarlo, dicendogli anche “guarda che muoio”. Il figlio si è fermato solo quando lei si finta morta. A quel punto lui ha chiamato immediatamente la polizia, confessando di aver ucciso la madre. In aula l’uomo è entrato scortato da tre agenti: un 49enne piegato un po’ su sé stesso, che si è dimostrato collaborativo e ben cosciente di ciò che aveva fatto. Il giudice Curzio Guscetti ha fatto prova di pazienza e umanità nell’interrogatorio. In aula l’imputato faticava a parlare per via dei forti mal di testa di cui soffre da anni. Secondo lui, i farmaci presi per la schizofrenia sono la causa dei suoi dolori, che ora a volte non gli consentono di uscire dalla cella. Ripercorrendo la vita dell’imputato è emersa una persona timida e dalla socializzazione difficile fin dall’infanzia. Alcuni problemi di salute lo hanno posto cinque anni fa a beneficio dell’assicurazione invalidità. La convivenza con i genitori si stava però dimostrando difficile. Era già successo che il figlio alzasse le mani sui genitori. Il padre, infatti, aveva iniziato a nascondere coltelli, martelli, cacciaviti, eccetera. Anche loro soffrivano, ha dichiarato l’imputato, perché vedevano che non riuscivo ad affrontare la vita. Però voglio loro bene, ha detto più volte. Mi mancano. E sento ancora del rancore per ciò che ho fatto. Mia madre mi ha perdonato. Le voglio tanto bene, ha ammesso, visibilmente commosso. L’uomo rischia ora fino a cinque anni di detenzione.