«Siamo sciiti. Non sosteniamo lo Stato Islamico». È il racconto di Tawfik, 64 anni, padre dell’ attentatore del Pride di Berlino, intervistato dallo Spiegel. Originario del sud del Libano, l’uomo descrive la sua famiglia come osservante ma non estremista: «Le mie figlie portano l'hijab, ma non siamo estremamente religiosi». Sul figlio Abdul Ballout, però, ammette alcuni segnali che lo avevano preoccupato: «Amava i sunniti» e in passato aveva discusso con lui per la barba lunga, che il padre considerava «un segno di estremismo». Tawfik racconta di avergli anche chiesto cosa pensasse dell'Isis e che il figlio gli aveva risposto di considerare il gruppo terroristico «cattivo». Nonostante ciò, oggi non riesce a spiegarsi quanto accaduto: «Era generoso, emotivo, affettuoso, aveva il cuore di un bambino. L'unica spiegazione è che gli abbiano fatto il lavaggio del cervello».
Berlino, furgone sulla folla al Pride. Le immagini dei soccorsi
Intorno alle 22 di sabato sera un Suv di colore bianco, come riferito dagli agenti della polizia di Berlino, si sarebbe scagliato ad alta velocità contro i partecipanti al Pride cittadino (Christopher Street Day), una manifestazione che ogni anno attira migliaia di persone nella capitale tedesca. La polizia tedesca ritiene di aver identificato almeno una persona sospettata di aver compiuto l'attentato al Gay Pride di Berlino sabato sera lanciando un furgone contro la folla. Sarebbe Abdul B. di 21 anni, anche se potrebbero esserci altri complici in fuga, forse autori di altri ferimenti. Il giovane ha una corporatura snella e capelli neri. Indossava una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi. Il bilancio dell'attentato è di una donna morta e sedici feriti, tre versano in pericolo di vita, otto hanno riportato ferite gravi. e cinque ferite lievi.











