Magro, alto circa 1 metro e 90, capelli neri e con indosso una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi. È l'identikit fornito dalla polizia berlinese del sospettato per l'attentato con furgone al Gay Pride, identificato con il nome di Abdul Ballout.
Cittadino tedesco di origini libanesi, 21 anni, l'uomo era un sostenitore dello Stato Islamico, ed è morto a seguito di una sparatoria con le forze speciali che lo avevano scovato in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau a Berlino. Gli agenti di polizia sono stati attaccati e hanno risposto al fuoco.
Il suo era un curriculum da terrorista di tutto rispetto. Stando al ministro tedesco dell'Interno, Alexander Dobrindt, Ballout "aveva attirato l'attenzione per via di un elevato numero di reati, per la radicalizzazione e i suoi legami con ambienti islamisti".
La procura di Berlino ha illustrato in una nota i precedenti giudiziari dell'indagato: l'uomo era stato condannato a maggio per aver tentato di unirsi al gruppo jihadista dello Stato Islamico in Siria passando per il Libano, dove era stato arrestato, condannato ed infine espulso verso la Germania. Sebbene Abdul Ballout avesse ricevuto una condanna a una pena detentiva per un grave atto di violenza contro lo Stato tedesco, non era stato incarcerato; la procura ha spiegato che ciò è avvenuto perché sono stati conteggiati i sei mesi trascorsi in custodia cautelare in Germania e i tre mesi di detenzione in Libano, oltre al fatto che l'uomo aveva ammesso gli addebiti e preso apparentemente le distanze dal gruppo jihadista.












