C’è un lago, un campeggio, un serial killer con la maschera a forma di grata di ventilazione e, in mezzo a tutto questo, Gillian Anderson (diventata celebre per il ruolo dell’agente Scully nella serie tv “X-Files“) che dipinge ossessivamente figure geometriche in una casa isolata nel Pacifico nordoccidentale.
È lo scenario di “Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte” (titolo originale “Teenage Sex and Death at Camp Miasma”) che ha aperto la sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2026 e se n’è andato con la Queer Palm – premio cinematografico indipendente assegnato ai film a tematica LGBT nel corso del Festival di Cannes – sotto il braccio, dopo un’ovazione con dieci minuti di applausi. Il film sbarca al cinema dal 19 agosto e poi sulla piattaforma Mubi.
La parte più cruda del film, verso il finale, ha lasciato il segno anche fuori dallo schermo. Anderson ha raccontato di aver avuto un attacco di panico la prima volta che ha visto quella scena proiettata al cinema, definendo la giornata di lavorazione — che ha soprannominato “quel giorno di sangue” — particolarmente pesante, tra la quantità di liquido da gestire sul set e la difficoltà pratica di non “affogarci dentro” durante le riprese.







