Negli anni Dieci diversi studi hanno mostrato che chi è cresciuto leggendo Harry Potter tende a essere più progressista di chi non ha letto la saga. È un esempio abbastanza chiaro di come le storie che si amano contribuiscano a formare un’identità politica, molto prima di qualsiasi lettura teorica – e aiuta anche a capire perché le posizioni di J.K. Rowling sulle persone trans abbiano spaccato il suo fandom in modo tanto doloroso. Oggi la politica ha imparato a incanalare e sfruttare quell’energia e si muove tra comizi seguiti come concerti, magliette e cappellini collezionati come merchandising di una popstar e sostenitori che non esitano a indossare maschere e costumi per sostenere i propri leader.
Fonti e ulteriori letture:
“The Greatest Magic of Harry Potter: Reducing Prejudice”, di Loris Vezzali, Sofia Stathi, Dino Giovannini, Dora Capozza ed Elena Trifiletti, su Journal of Applied Social Psychology, 2014
“Harry Potter and the Conspiracy of Queers: Discovering Myself in Fandom and Roleplay”, di Victoria Lee, su Tor.com
“Addressing J.K. Rowling’s Recent Statements”, su The Leaky Cauldron








