TREVISO - «La porta era socchiusa: dentro vedevo un denso fumo nero. Non ci ho pensato: ho agito e basta. All’interno ho trovato due persone: una donna e un uomo. Lui aveva uno sguardo perso, vuoto. Dopo averli trascinati fuori entrambi, sono rientrato e ho afferrato anche il cane. Poi sono salito a salvare dal fumo anche il mio pappagallo». Francesco Pischedda, che abita al secondo piano della palazzina di via Castaldi, dove sabato sera un cinquantacinquenne ha dato alle fiamme la camera da letto durante un litigio con l’ex compagna, è stato il primo ad agire. È stata la sua fidanzata, Christina Pinna, a dare l’allarme al 115, permettendo ai vigili del fuoco di raggiungere la palazzina in tempo per contenere le fiamme e salvare il condominio. E, oltre ai due ventenni, anche il loro cane Oscar (un barbone di grossa taglia) ha contribuito a dare l’allarme, mostrando agitazione non appena il fumo ha iniziato a entrare da sotto la porta. Senza il loro intervento, l’incendio avrebbe potuto propagarsi a tutta la palazzina e il fumo uccidere qualcuno.
Il racconto Intenti a pulire l’appartamento dal sottile strato di fuliggine depositato sui mobili, all’indomani dei fatti hanno raccontato l’esperienza anche all’amministratore di condominio. «Siamo rientrati a casa e, dopo circa una decina di minuti, abbiamo iniziato a sentire urla disumane - racconta Francesco. - Sentivamo che i vicini aprivano e chiudevano la porta in continuazione, sbattendola, ma all’inizio non capivamo cosa stesse succedendo e siamo rimasti un po’ interdetti. La seconda volta che hanno aperto, ho aperto anch’io: è arrivata una nube di fumo. Sentivo gridare “aiuto, aiuto”. Non vedevo quasi nulla: era tutto nero. L’unica cosa che si intravedeva erano le fiamme nella camera da letto, che stavano salendo al soffitto». All’interno Francesco ha visto tre figure: un uomo, una donna e un cane. «Prima di entrare avevo visto la porta aprirsi di pochi centimetri e richiudersi di scatto, con lei che urlava. Non so se lui la stesse trattenendo, ma lei sicuramente aveva avuto l’istinto di uscire. Quando mi sono avvicinato a lui, invece, sembrava in stato confusionale. Li ho presi e li ho portati fuori di casa, di forza. Poi ho cercato di far uscire anche gli altri inquilini degli altri appartamenti, ma fortunatamente è andata bene perché il fuoco ha preso velocemente e ha bruciato tutta la stanza. Una volta fuori, dai volti di quell’uomo e di quella donna era evidente che fosse accaduto qualcosa di terribile». Come già detto, all’interno c’era anche un cagnolino, un meticcio. Francesco è tornato a prendere anche lui: immobile sul divano, sarebbe morto per il fumo. È tornato una quarta volta nel suo appartamento per recuperare la gabbia del suo amato pappagallo, temendo che rimanesse intossicato. Il cane Oscar era già di sotto con Christina, al telefono con i soccorsi. «Noi li conoscevamo solo di vista, ci limitavamo a salutarli» spiega la giovane. «Non era la prima volta che li sentivamo litigare». Gli altri vicini Un racconto simile arriva anche da Roberto, proprietario dell’altro appartamento al secondo piano: «Abbiamo rischiato di perdere tutto quanto - spiega. - Invece i vigili del fuoco sono riusciti a limitare i danni: la luce delle scale, il citofono, qualcosa si è sicuramente bruciato. Ora serviranno pulizie e sistemazioni». Nella palazzina raccontano di trascorsi litigi, anche se mai così preoccupanti: «In passato c’erano già stati episodi simili - raccontano i vicini. - Discussioni pesanti, forse legate all’abuso di alcol. Hanno avuto una discussione molto violenta e lui ha perso il controllo, arrivando a provocare l’incendio. Però non è scappato: è rimasto qui. Siamo stati noi a indicare alla polizia che era ancora qui». Ai piani inferiori della palazzina c’è anche un affittacamere: due turisti, padre e figlio provenienti dalla Germania, sono stati trasferiti in una stanza d’albergo per la notte. «La proprietaria dell’Airbnb ci ha preso una camera d’hotel - raccontano in inglese. - Noi eravamo fuori e siamo tornati solo per prendere i bagagli. C’era una donna che si disperava qui nel piazzale e un uomo appoggiato al cancello: ha tentato di parlarmi, ma non capisco bene l’italiano. Continuava a farsi il segno della croce».








