Il ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare fa quadrato con organizzazioni agricole e Regioni sulle produzioni del Mezzogiorno. In particolare olive e grano, prodotti alla base di due filiere strategiche della Dieta Mediterranea come l’olio e la pasta. Ieri al tavolo sul grano duro il ministro Francesco Lollobrigida ha annunciato una serie di interventi finalizzati a valorizzare la produzione nazionale e sostenere gli agricoltori che stanno facendo i conti con prezzi inferiori ai costi di produzione. Il ministro ha detto che «bisogna incentivare gli agricoltori in un momento in cui il grano ha un prezzo di vendita davvero molto basso». E ha assicurato risorse concrete per «garantire una filiera strategica e identitaria».

Il rilancio Tra le azioni di rilancio, oltre ai controlli per verificare che il grano importato non abbia residui di sostante vietate in Italia, e agli investimenti in ricerca, ha annunciato iniziative promozionali per la pasta 100% tricolore perché. ha sostenuto, «bisogna sensibilizzare gli italiani, primi consumatori di pasta al mondo, a comprare italiano». Aa questo proposito la Coldiretti ha lanciato la proposta di istituire una Dop Pasta del Sud Italia per premiare le coltivazioni di grano duro delle regioni meridionali. La Campania, che oggi schiera un prodotto d’eccellenza come la pasta di Gragnano Igp conosciuta in tutto il mondo, potrebbe trarre ulteriori benefici da una Dop che blinda la pasta realizzata esclusivamente con il grano duro dei territori del Sud.Napoli, centraline smart per il decoro urbano: accordo tra Open Fiber e Federico IILollobrigida ha ricordato che la filiera non è stata comunque lasciata sola: il contributo previsto dalla riserva di crisi dell’Unione europea per fronteggiare il caro-fertilizzanti, innescato prima dalla guerra in Ucraina e ora dal blocco dello stretto di Hormuz per il conflitto in Medio Oriente, che arriva a coprire fino al 50% degli aumenti, potrebbe essere incrementato per le filiere più penalizzate come quella del grano duro. Per risollevare le sorti dell’oro giallo il Coltivaitalia, il provvedimento in fase di approvazione in Parlamento (diventerà operativo a gennaio 2027 con una dote di oltre un miliardo) destina alla filiera 40 milioni. Il settore cerealicolo - ha ricordato il ministro - dal 2022 ha incassato complessivamente 2,5 miliardi, tra contributi della Politica agricola comune, 533 milioni dal Pnrr, 53 milioni del Piano nazionale complementare, 64 milioni del Fondo Grano duro e 21 milioni dei distretti del cibo. Ma si deve fare di più. Coldiretti, che ha evidenziato «una drammatica crisi congiunturale e strutturale che mette a rischio la sopravvivenza di migliaia di azione agricole, in particolare del Mezzogiorno» ha chiesto 40 milioni per rafforzare i contratti di filiera, più controlli per il grano estero con l’impiego di strumenti innovativi come la risonanza magnetica, la mappa genomica ed la mappatura isotopica, un piano straordinario per gli stoccaggi (oltre il 60% dei centri ha più di quarant'anni) e una stretta sulle pratiche commerciali sleali. A pesare, secondo Coldiretti, le frodi sull’origine e i tentativi di aggirare il sistema di trasparenza garantito dalla Commissione Unica nazionale. La Cia ha denunciato importazioni fuori controllo (l’auto approvvigionamento è crollato in pochi anni dall’80% al 56%), e ha sollecitato un ampliamento dei contratti di filiera che attualmente coinvolgono solo il 15% delle superfici. La ricetta del presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Raffaele Drei, per valorizzare il grano duro italiano, è di premiare le forme organizzate dei produttori: «I fondi pubblici - ha detto - dovrebbero premiare i produttori che scelgono di aggregarsi in cooperative e Organizzazioni di Produttori, che sono il perno su cui si costruiscono e si mantengono solide filiere strutturate». L’altra battaglia La nuova strategia per la filiera grano-pasta si affianca a quella lanciata qualche giorno fa per l’olio extravergine d’oliva. Una circolare del ministero dell’Agricoltura ha stabilito che l’olio ottenuto dalla miscelazione di extravergine e vergine non può essere etichettato come extravergine, ma come prodotto di categoria inferiore e dunque classificato “olio vergine di oliva”. Una misura accolta con particolare favore da Coldiretti che da mesi sta portando avanti una battaglia per garantire la massima trasparenza di un settore cardine del Made in Italy.Dall’acciaio all’aerospazio, le imprese campane conquistano i mercatiNell'ultimo anno il prezzo dell'olio extravergine – ha rilevato l’organizzazione agricola - è crollato del 50%, mentre i costi sostenuti dagli olivicoltori italiani sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro: «Un paradosso che trova spiegazione analizzando i dati della filiera. L'Italia produce infatti circa 234 milioni di litri di olio extravergine d'oliva a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all'anno». L’azione del ministero è finalizzata a rafforzare i controlli presso industrie, Gdo e porti, anche con l’aumento del numero dei campioni prelevati per le analisi, perché la linea del Masaf è “tolleranza zero per le frodi”.