Da una parte la «tolleranza zero» verso chi infrange le regole, dall’altra gli investimenti già messi a terra negli anni e quelli in arrivo con il Coltivaitalia. È una lunga riflessione quella che il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, dedica alla crisi dell’olio al termine della seduta della Cabina di regia sui controlli dell’Agroalimentare.

Al centro c’è la strategia di difesa e rilancio di un settore colpito da più parti. La concorrenza di produttori extraeuropei incoraggiata dall’Ue, il crollo dei prezzi, l’enorme quantità di prodotto invenduto. Un po’ come per il grano, una tempesta perfetta che vede la Puglia al centro, complice anche la piaga della Xylella con tutti i suoi strascichi. I numeri parlano chiaro: l’olio di oliva in Italia genera 2,3 miliardi di euro di ricavi con oltre un milione di ettari dedicati e circa 619mila imprese attive. Con la Puglia a rivendicare quasi metà della torta. Gli italiani, poi, sono primi consumatori mondiali, secondi esportatori per valore e terzi per produzione, scavalcati da Spagna e Tunisia. Proprio in queste ore sono state sequestrate a Palermo 60 tonnellate di olio tunisino spacciato per extravergine.

Da questo valzer di numeri e criticità prende origine il giro di vite: «La Cabina di regia - affonda il ministro - mi ha aggiornato sulla campagna straordinaria di controlli. Sono di più e più mirati per proteggere sia i consumatori che i produttori». In dieci giorni l’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità) ha controllato 5 milioni di kg d’olio e sequestrato merce per 10. Se lo sguardo si allarga, dal 2023 ad oggi le verifiche sono aumentate del 21,1% con un picco nel 2025 di 7.200 ispezioni. A crescere anche la quantità di prodotto controllato (+34%), di operatori scandagliati (+26,6%) e di campioni prelevati per le analisi, con particolare attenzione all’olio Evo. «Ma questo è solo l’inizio, l’attenzione sarà massima». In particolare, è previsto un rafforzamento dei controlli congiunti presso operatori e punti d’ingresso (industrie, commercio, Gdo, porti), ma anche un aumento delle misure di contrasto a pratiche sleali e frodi nonché una maggiore attività dei laboratori Icqrf in sinergia con i laboratori Adm e ministero della Salute. Il lavoro con forze dell’ordine, Ispettorato e Dogane guarda ora al rafforzamento delle prossime attività contro quelli che il ministro definisce, senza mezzi termini, «criminali». Positiva la reazione di buona parte delle associazioni agricole. Se Copagri suggerisce di puntare sulla blockchain per tracciare tutto il prodotto e l’Aifo si spende per un sistema sanzionatorio più moderno, Cia rilancia chiedendo il riconoscimento dello stato di crisi. Tra le proposte avanzate dal vicepresidente, Gennaro Sicolo (che ha presentato un esposto-denuncia contro le frodi), un impegno della grande distribuzione per una campagna di promozione al consumo a settembre, da accompagnare ad un accordo di filiera con la produzione, ma anche un sostegno istituzionale per un marchio di riconoscibilità nazionale. Coldiretti-Unaprol, invece, plaude allo stop alla possibilità di miscelare olio vergine ed extravergine: «Abbiamo ottenuto un impegno importante per modificare la circolare relativa alla miscelazione. Soprattutto in Puglia - afferma il presidente pugliese Alfonso Cavallo - è fondamentale impedire pratiche che minacciano la qualità del prodotto». Confagricoltura, invece, spinge per garantire liquidità alle imprese anche attraverso nuovi strumenti. Secondo l’assessore pugliese all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, «per una regione come la nostra difendere l’origine e il valore dell’olio significa proteggere un’intera economia, i territori e la credibilità del Made in Italy. Mi ritrovo nelle parole del ministro Lollobrigida sulla necessità di un’azione ferma. Riteniamo indispensabile proseguire nel contrasto a ogni fenomeno che possa compromettere la fiducia dei cittadini. Su questa battaglia - conclude - la Puglia continuerà a far sentire la propria voce».