Sì è costituito in Questura. Ha capito di essere al centro delle indagini e ha deciso di giocare d’anticipo. Assieme a un avvocato, ha deciso di varcare la soglia di via Medina, con un obiettivo chiaro: rispondere alle contestazioni che gli vengono mosse in relazione a quanto avvenuto la notte tra venerdì e sabato scorsi via San Sebastiano. Parliamo di un agguato che ha riproposto l’attenzione sulla emergenza criminalità nel cuore del centro storico e nel pieno della movida cittadina. Un piccolo passo indietro: sabato notte in via San Sebastiano, siamo a pochi passi da piazza Bellini, quando vengono esplosi dei colpi di pistola (o di fucile, non è chiaro) contro un gruppo di avventori che si attardava all’esterno di un locale. Quello che è accaduto è abbastanza chiaro: un proiettile di rimbalzo, probabilmente su uno dei tubi Innocenti che puntellano la zona, ha colpito un giovane barista che aveva da poco smontato dal proprio turno di servizio.

Sparatoria tra i baretti, giovane ferito per errore: «Ho temuto di morire»Il suo racconto - anche grazie la testimonianza di alcuni colleghi - è finito al centro di un fascicolo condotto dalla Dda di Napoli. Indagini serrate sul territorio, decisive le immagini delle telecamere della zona, fatto sta che il pressing investigativo esercitato dalla squadra mobile è stato tale da spingere l’indiziato numero uno a fare un passo in avanti. E a consegnarsi alle forze di polizia. Ieri l’uomo è stato interrogato nel corso di una indagine coordinata dal pm della Dda Cristina Curatoli, nel corso di un fascicolo che vede al lavoro il capo della Dda partenopea, il procuratore aggiunto Sergio Amato.