Nell’Ottocento il Piemonte sfidò il cielo. Non lo fece con il ferro e l’acciaio della Tour Eiffel, ma con i mattoni. L’anima di questa titanica impresa appartiene a un solo uomo: Alessandro Antonelli.
Visionario, ostinato, fuori scala, a tratti utopico, questo genio dell’architettura non scese mai a compromessi. Oggi quel sogno verticale si trasforma in un viaggio che unisce territori e comunità grazie alla «Rete Antonelliana. Cultura che unisce», progetto promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei, in collaborazione con le fondazioni TRG e Piemonte dal Vivo. L’obiettivo, come spiega Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione, è «Trasformare un patrimonio diffuso in un sistema culturale capace di unire territori attraverso un’identità comune».
Più che una mappa geografica, un viaggio tra le visioni mirabolanti dell’architetto che parte da Torino, sotto l’ombra dell’opera che ne incarna appieno l’ardore costruttivo: la Mole. Nata nel 1863 come sinagoga di 47 m, crebbe a colpi di varianti in corso d’opera, esasperando la committenza ebraica fino a essere acquistata dal Comune. Antonelli la spinse fino a 121 m e mezzo, creando l’edificio in muratura dell’epoca più alto d’Europa. Entrare nella Sala del Tempio toglie il fiato, ma occorre salire le scale dell’intercapedine fino alla terrazza panoramica a 85 m per cogliere da vicino il miracolo tecnico.








