C'è un fiume che secondo la leggenda cancella i ricordi, e per un tratto scompare davvero sottoterra, proprio a Letino, sul Matese. È il Lete, che attraversa tremila anni di letteratura: ne parla Platone nella «Repubblica», lo cita Virgilio mettendolo in relazione con il mito di Enea, e Dante Alighieri lo colloca nel Paradiso terrestre, in cima alla montagna del Purgatorio, come luogo dove le anime si liberano del ricordo del peccato.
Da questo intreccio di geografia e mito nasce il nome stesso del paese. Il 2 agosto il festival «Un Borgo di Libri» prova per la prima volta a indagarne gli archetipi, con un trekking letterario ad alta quota dal titolo «Alla ricerca dei misteri del Lete con la letteratura ad alta quota». Il ritrovo è fissato per le 10 alla Fattoria Ferritto, in località Molito.
Da lì il gruppo si sposterà verso la Fontana Diagoni, con partenza vera e propria alle 10.30 e rientro previsto entro le 13. Il percorso, adatto anche ai principianti, sarà guidato da Franco Panella, socio del Cai, e scandito da tre soste di circa un quarto d'ora ciascuna: il Lete nella letteratura universale con la professoressa e linguista Raffaella Izzo, i miti e le leggende del Matese con il dirigente scolastico e giornalista Gianfrancesco D'Andrea, e la breve ma affascinante esperienza della repubblica anarchica del Matese, con capitale proprio Letino, raccontata dallo storico locale Bruno Tommasiello.










