Barbara Jatta è una storica dell’arte italiana, direttrice dei Musei Vaticani. Nominata da papa Francesco nel 2017, è diventata la prima donna a guidare questa prestigiosa istituzione. Esperta molto rispettata di storia del disegno, dell’incisione e delle arti grafiche, ha fatto una lunga carriera nel Vaticano. Sua nonna Assia Busiri Vici è stata una importante pittrice, sua madre ha dipinto, sua sorella si occupa di conservazione. Tutta la famiglia appartiene al mondo dell’arte?«Mio nonno Andrea Busiri Vici è stato un architetto, designer e storico dell’arte piuttosto noto. Tutta la famiglia dal lato materno erano architetti». Come è arrivata in Vaticano?«Grazie all’American Academy of Art, al professore Joseph Connors, e al mio tirocinio al Cleveland Museum of Art, dove ho partecipato, nel 1989, all’organizzazione di una splendida mostra di disegni barocchi di Roma. Connors mi propose di portare la mostra a Roma. In seguito, abbiamo curato una importante mostra all’American Academy dell’artista fiammingo Lievin Cruyl. Avevano richiesto dei disegni dai musei di Oxford e Amsterdam, e delle stampe dalla Biblioteca del Vaticano. Andai dal prefetto della biblioteca a parlarne e mi chiese se fossi interessata a lavorare nel Dipartimento disegni e stampe, al posto di un dipendente andato in pensione. Considerai questa opportunità un privilegio eccezionale. In quel momento lavoravo come assistente del mio professore alla Sapienza, e all’Istituto nazionale delle arti grafiche, quindi avevo una preparazione specifica. All’epoca, inoltre, la Biblioteca Vaticana non aveva storici dell’arte interessati a questo campo, e così sono stata nominata curatrice delle stampe». Dal 1994 al 2016 lei ha anche insegnato all’università Suor Orsola Benincasa a Napoli?«Sì, ho smesso quando sono stata nominata direttrice». Il suo è un lavoro importantissimo, i Musei Vaticani occupano uno spazio enorme nel Paese più piccolo al mondo. Quanti visitatori accolgono?«Il 2025 è stato un anno complesso a causa del Giubileo della speranza, segnato anche dalla malattia e dalla morte di papa Francesco, e dall’elezione di papa Leone. In seguito alla sua elezione, il numero dei visitatori è aumentato significativamente e abbiamo chiuso l’anno a quota sette milioni. Avevamo già esteso gli orari a dodici ore tutti i giorni per poter accogliere tutti, pellegrini e visitatori. Siamo aperti dalle 8 del mattino alle 8 di sera, e il biglietto costa solo 20 euro. I Musei Vaticani sono dei Papi e del Papa, ma curiamo collezioni universali ed è nostro dovere condividerle». Quante persone lavorano nei Musei Vaticani?«Siamo una comunità di quasi mille persone: circa 800 membri del personale e diversi collaboratori. Con noi lavorano anche 400 guide. Siamo diretti dal governatorato della città-Stato del Vaticano, lo Stato più piccolo al mondo, appena 44 ettari, ma anche il più universale».
Barbara Jatta: “I Musei Vaticani accolgono sette milioni di visitatori l’anno”
Barbara Jatta è una storica dell’arte italiana, direttrice dei Musei Vaticani. Nominata da papa Francesco nel 2017, è diventata la prima donna a guidare questa prestigiosa istituzione. Esperta molto rispettata di storia del disegno, dell’incisione e delle arti grafiche, ha fatto una lunga carriera nel Vaticano. Sua nonna Assia Busiri Vici è stata una importante pittrice, sua madre ha dipinto, sua sorella si occupa di conservazione. Tutta la famiglia appartiene al mondo dell’arte?«Mio nonno Andrea Busiri Vici è stato un architetto, designer e storico dell’arte piuttosto noto. Tutta la famiglia dal lato materno erano architetti». Come è arrivata in Vaticano?«Grazie all’American Academy of Art, al professore Joseph Connors, e al mio tirocinio al Cleveland Museum of Art, dove ho partecipato, nel 1989, all’organizzazione di una splendida mostra di disegni barocchi di Roma. Connors mi propose di portare la mostra a Roma. In seguito, abbiamo curato una importante mostra all’American Academy dell’artista fiammingo Lievin Cruyl. Avevano richiesto dei disegni dai musei di Oxford e Amsterdam, e delle stampe dalla Biblioteca del Vaticano. Andai dal prefetto della biblioteca a parlarne e mi chiese se fossi interessata a lavorare nel Dipartimento disegni e stampe, al posto di un dipendente andato in pensione. Considerai questa opportunità un privilegio eccezionale. In quel momento lavoravo come assistente del mio professore alla Sapienza, e all’Istituto nazionale delle arti grafiche, quindi avevo una preparazione specifica. All’epoca, inoltre, la Biblioteca Vaticana non aveva storici dell’arte interessati a questo campo, e così sono stata nominata curatrice delle stampe». Dal 1994 al 2016 lei ha anche insegnato all’università Suor Orsola Benincasa a Napoli?«Sì, ho smesso quando sono stata nominata direttrice». Il suo è un lavoro importantissimo, i Musei Vaticani occupano uno spazio enorme nel Paese più piccolo al mondo. Quanti visitatori accolgono?«Il 2025 è stato un anno complesso a causa del Giubileo della speranza, segnato anche dalla malattia e dalla morte di papa Francesco, e dall’elezione di papa Leone. In seguito alla sua elezione, il numero dei visitatori è aumentato significativamente e abbiamo chiuso l’anno a quota sette milioni. Avevamo già esteso gli orari a dodici ore tutti i giorni per poter accogliere tutti, pellegrini e visitatori. Siamo aperti dalle 8 del mattino alle 8 di sera, e il biglietto costa solo 20 euro. I Musei Vaticani sono dei Papi e del Papa, ma curiamo collezioni universali ed è nostro dovere condividerle». Quante persone lavorano nei Musei Vaticani?«Siamo una comunità di quasi mille persone: circa 800 membri del personale e diversi collaboratori. Con noi lavorano anche 400 guide. Siamo diretti dal governatorato della città-Stato del Vaticano, lo Stato più piccolo al mondo, appena 44 ettari, ma anche il più universale».







