Una tappa regina in chiusura di Tour è un ventaglio di colori: è la favola a pois di Richard Carapaz che si corona con un successo sull'Alpe d'Huez; è il viso pallido e impietrito di Sepp Kuss, che in un curvone in discesa mette un provvidenziale piede a terra ed evita di far conoscenza diretta del vuoto; è il verde di Mads Pedersen portato su e giù per le montagne per poterselo cucire addosso ancora una volta; è il giallo di Tadej Pogacar che si sigilla in un abbraccio al traguardo col bianco di Isaac Del Toro.

Tour de France

Verdetti definitivi dopo 5.500 metri di dislivello, dopo un'altra vittoria della fuga e dopo un giorno in cui lo sloveno padrone della corsa veste per decine di chilometri i panni del gregario: la quinta Grande Boucle - come Anquetil e Merckx, Hinault e Indurain - della sua carriera, tanto, è già in cassaforte. Già in partenza, nessuno pensa di poterlo impensierire. La tappa, allora, non offre ribaltoni eclatanti, ma sulle rampe leggendarie del Col de la Croix de Fer, del Galibier e del col de Sarenne - per gentile concessione di Pogacar - si intrecciano comunque sottotrame avvincenti, tra spaventi e sliding doors. Ancora una volta all'attacco per consolidare le rispettive maglie (classifica a punti e classifica scalatori), Pedersen e Carapaz animano la fuga, poi l'ecuadoriano si ripete la stessa frase di sempre in questi 20 giorni di Tour, "Perché no?!".