«Non spegnete le vostre connessioni, restate nel sistema perché così si alzano le aste»: Enea Ricchiuto, rider a domicilio dal 2019, spiega ai colleghi che anche durante la manifestazione è meglio che restino nell’app, perché se nessuno risponde all’ordine lo sciopero ha più senso e il valore degli ordini sarà più alto.
Proprio da queste dinamiche è partita la manifestazione organizzata ieri mattina dalla Felsa Cisl in piazza Mazzini a Lecce, la sola città italiana insieme a Bologna che ha aderito alla mobilitazione nazionale, cui hanno partecipato i vertici locali e nazionali del sindacato. Protesta per il lavoro durante le ondate di calore, la sicurezza contro furti e aggressioni, il sistema di pagamento a cottimo e la richiesta di introdurre garanzie economiche per chi rimane a disposizione delle piattaforme.
A Lecce i rider sono circa un centinaio. La componente femminile resta molto ridotta, mentre almeno un quarto dei lavoratori appartiene alle comunità pakistana e bengalese. La rappresentanza sindacale della Felsa Cisl supera il 70% dei rider, secondo i dati del segretario generale Felsa Puglia, Gianfranco Micchetti, e della segretaria regionale Valentina Pascali: «Lecce è un po’ un’anomalia perché ci sono città che hanno molti più rider, ma la proporzione rispetto ai residenti e ai locali è altissima e noi ne abbiamo intercettato le istanze». Silvia Casini, segretaria nazionale con delega al lavoro su piattaforma digitale, parla di circa 60mila lavoratori del settore in Italia e di un percorso di rappresentanza che negli ultimi due anni ha raccolto una risposta crescente «anche tra gli autonomi, ma ci devono essere dei miglioramenti epocali, devono cambiare le condizioni perché essere autonomi non vuol dire essere in dumping rispetto a chi è in subordinazione».







