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Scherza, ma forse neanche tanto, Donald Trump quando davanti ai corrispondenti della Casa Bianca indossa il cappellino rosso della campagna elettorale del 2028 e annuncia: «Mi ricandido». La cena di gala della stampa accreditata a seguirlo, rinviata dopo il fallito attentato del 25 aprile, è stata per il presidente americano un’altra occasione per attaccare gli avversari politici, criticare i giornalisti e minacciare l’Iran. «Sono lieto di annunciarvi la mia intenzione, per certi versi è uno scoop, di correre per la quarta volta da presidente», ha scandito mettendo il cap 'Trump 2028'. «La seconda volta è stata migliore della prima, e la terza sarà ancora meglio», ha proseguito. Per poi aggiungere: «Sto scherzando». Ma Trump non parla mai a caso e più che una battuta il suo potrebbe essere l’ennesimo ballon d’essai per testare se potrebbe davvero spingersi a forzare il limite costituzionale di due mandati. Intanto non ha lesinato toni da campagna elettorale. Nel suo intervento al Waldorf Astoria, che la portavoce Karoline Leavitt aveva preannunciato come «un mix di toni unificanti ma al tempo stesso feroci», ha preso di mira uno per uno i suoi tradizionali avversari. Dalla deputata dem Alexandria Ocasio-Cortez, al re del rock Bruce Springsteen, dal giornalista Don Lemon ai «terribili» i conduttori televisivi Jimmy Kimmel, Jimmy Fallon e Stephen Colbert.