Dopo la pronuncia della Suprema corte sul caso di Fabio Butera, la libertà di espressione online sembra più limitata: il giornalista è stato condannato per i commenti diffamatori lasciati da altri sotto il suo post e non rimossi tempestivamente. Il rischio è che il timore di rispondere delle parole altrui trasformi ogni utente in un moderatore permanente delle proprie pagine, fino a far scomparire le opinioni scomode e il confronto pubblicoDopo l’ordinanza della Cassazione sul caso di Fabio Butera, la libertà di espressione online sembra più limitata. La Corte ha confermato la condanna di Butera a pagare 23mila euro al giornalista Valentino Gonzato, per non avere rimosso tempestivamente, dalla propria pagina social, i commenti diffamatori scritti da altri contro quest’ultimo. I giudici hanno ribadito che un blogger può essere chiamato a rispondere civilmente dei commenti diffamatori altrui, se ne viene a conoscenza e non provvede Vitalba AzzollinigiuristaGiurista, lavora presso un'Autorità indipendente. È autrice di articoli e paper in materia giuridica, nonché di contributi a libri per IBL. A titolo personale.
Caso Butera, l’utente social risponde dei commenti diffamatori altrui. Così si restringe lo spazio della libertà di espressione
Dopo la pronuncia della Suprema corte sul caso di Fabio Butera, la libertà di espressione online sembra più limitata: il giornalista è stato condannato per i commenti diffamatori lasciati da altri sotto il suo post e non rimossi tempestivamente. Il rischio è che il timore di rispondere delle parole altrui trasformi ogni utente in un moderatore permanente delle proprie pagine, fino a far scomparire le opinioni scomode e il confronto pubblico








