Benvenuti nel meraviglioso mondo di Ilaria Salis, l’eroina che trasforma il «compagni, avanti!» nel più prosaico «scappate, che arrivo!». La paladina della giustizia proletaria, quella che sognava l’internazionalismo a colpi di martello per le strade di Budapest, ha scoperto che la lotta di classe ha un piccolo difetto: bisogna pagare gli stipendi.Eccola qui, la nuova sinistra: un mix di radical chic e «padroni bianchi» del secolo scorso.Condannata per aver licenziato e non pagato i suoi assistenti, la Salis ha reagito con la solita, stucchevole arroganza. Non chiede scusa, si dice vittima. Perché lei, dall’alto del suo scranno europeo conquistato a furia di immunità, non riconosce i tribunali. La legge è un orpello per i poveri cristi, non per chi incarna la nuova resistenza contro il nulla.Perfino Susanna Camusso, una che di lavoro e padroni se ne intende, ha preferito il silenzio del «Campo largo» (o forse del «campo santo» dei diritti). Ma il punto è un altro: la Salis è lo specchio di quella Bologna messa a ferro e fuoco, di quell’anarchia che si sposa con l’islamismo radicale e che i sindaci coccolano come un cucciolo irrequieto.Tra occupazioni di case, molotov e assistenti non pagati, il modello è chiaro: l’impunità come diritto civile. Inseguono la guerriglia, amano i regimi del Medioriente e schifano la democrazia. È il socialismo del martello: picchiano gli altri, ma al portafoglio tengono tantissimo. Povera sinistra, ridotta a tacere davanti a chi predica la sommossa e pratica il licenziamento.
L’anarchica tutta falce e portafogli
Eccola qui, la nuova sinistra: un mix di radical chic e “padroni bianchi” del secolo scorso








