Stavolta i motivi che hanno scatenato, lunedì mattina, la guerriglia all’interno della casa circondariale di Piazza Lanza non erano legati alle annose questioni delle condizioni nelle carceri. Si è trattato di uno scontro, purtroppo, collegato a motivi prettamente criminali. I detenuti di due bracci, Simeto e Amenano, sono entrati in contatto in modo violento. Gli istigatori sono stati giovanissimi, perlopiù ventenni, che sono dietro le sbarre per reati di spaccio e detenzione di droga. I reclusi di uno dei due settori hanno apertamente sfidato i detenuti del braccio "rivale". Si è scatenato il caos: da una parte un gruppetto, dall’altra un branco più numeroso. Sono volate parole e poi oggetti. Alcuni detenuti hanno ferito tre agenti. Sono state distrutte alcune telecamere di videosorveglianza, installate nelle zone in comune. Una di queste, infatti, è stata il teatro delle tensioni.

Gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti immediatamente quando hanno compreso che i toni di una discussione si erano alzati. Ma la grave carenza di organico si è fatta sentire in quei momenti convulsi. E, infatti, sono arrivati i rinforzi di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Alcuni detenuti si sono barricati per proteggersi dalle ritorsioni violente degli avversari. Per poter sedare la rivolta è stato anche necessario chiamare gli uomini del Gio, il gruppo intervento operativo. Una sezione speciale dei carabinieri composta da militari addestrati proprio per risolvere situazione di crisi come quella che si è verificata nel carcere cittadino. Piazza Lanza è una delle poche realtà penitenziarie nel cuore di una città.