<p>Come riuscire a finanziare la nascita e la crescita di campioni nazionali ed europei dell’innovazione tecnologica capaci di rispondere alla sfida che arriva dalle big tech statunitensi e cinesi?

Gli Usa e la Cina sono pronte a investire centinaia di miliardi di dollari su <strong>AI</strong> e <strong>calcolo quantistico</strong> e l’Unione deve ora necessariamente accelerare il passo.

In campo è già scesa la <strong>Bei</strong>, con la fase due della <strong>European Tech Champions Initiative</strong> che punta a raccogliere 15 miliardi di euro di impegni e a mobilitare fino a 80 miliardi di investimenti nell’economia europea che vede l’Italia in prima linea (<strong>Azimut</strong>, <strong>Compagnia di San Paolo</strong> e <strong>Green Arrow</strong> hanno aderito).

Ma si può fare di più e da qualche settimana l’argomento è al centro del confronto tra governo, autorità e potenziali investitori che hanno iniziato a studiare le mosse di chi in Europa è più avanti dell’Italia, guardando per esempio alla Francia.

Non a caso il massimo esperto del Paese transalpino in materia <strong>Philippe Tibi</strong>, professore di Economia all'<strong>École Polytechnique</strong> di Parigi e promotore dell’iniziativa francese che porta il suo nome per finanziare fondi di venture capital e fondi tecnologici, è stato nelle scorse settimane in Italia per raccontare la sua esperienza a chi potrebbe replicarla nella Penisola. </p> <p>Il tema è emerso all’ultima Assemblea dell’<strong>Abi</strong>. </p> <h2>L'intervento di Banca d'Italia e Mef per l'innovazione</h2> <p>Il governatore della <strong>Banca d’Italia</strong> <strong>Fabio Panetta</strong> è andato dritto al punto mentre il ministro dell’Economia <strong>Giancarlo Giorgetti</strong> ha annunciato l’avvio di un <strong>tavolo permanente</strong> per chiamare in campo investitori istituzionali, operatori e autorità.