Per costruire una grande impresa tecnologica non bastano un’università eccellente, qualche fondo di venture capital e un incubatore ben arredato. Serve qualcosa di più difficile da progettare e quasi impossibile da imporre per decreto: la densità. Densità significa l’opportunità di far circolare le idee più velocemente quando talenti, imprese, università e capitali sono abbastanza vicini da incontrarsi frequentemente.
Studi ed esempi concreti, non solo americani, mostrano che un insieme di competenze diverse, votate all’innovazione, se inserite in uno stesso contesto urbanistico con alcune caratteristiche, riescono nel tempo a creare relazioni sociali spontanee: il caffè al mattino, uno snack a pranzo, una birra nel pomeriggio diventano momenti informali capaci di generare fiducia, abbassando le difese e facendo circolare intuizioni ancora incomplete che, caffè dopo caffè, permettono di intravedere un progetto innovativo.
Luoghi che agiscono come infrastrutture dell’innovazione e che consentono a ricercatori, studenti, investitori e imprenditori di incontrarsi senza dover prima stabilire chi debba convocare la riunione.
La forza nasce dall’eterogeneità, il cosiddetto “broad mix”: il professore incontra l’imprenditore, il giovane ricercatore conversa con il finanziatore, il manager industriale scopre una tecnologia ancora lontana dal mercato, e tutto questo mangiando insieme una pizza, un hamburger, un caffè o una bibita gassata.






